Galassie

L'ammasso galattico Abell S1063 (Immagine NASA, ESA, and M. Montes (University of New South Wales, Sydney, Australia))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive un nuovo metodo per rilevare e mappare la materia oscura esistente negli ammassi galattici con una precisione superiore rispetto a quelli finora utilizzati. Mireia Montes dell’Università del Nuovo Galles del Sud, in Australia, e Ignacio Trujillo dell’Istituto di Astrofisica delle Canarie, in Spagna, hanno sfruttato la cosiddetta luce intracluster, la debole luce all’interno degli ammassi galattici prodotta dalla loro interazione, rilevata nel programma Hubble Frontier Fields, per mappare la distribuzione di materia oscura al loro interno.

Il quasar 3C 273 (Immagine ESA/Hubble & NASA)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive la prima osservazione dettagliata dell’ambiente che circonda un buco nero supermassiccio esterno alla Via Lattea. Un team di astronomi guidato dal professor Hagai Netzer dell’Università di Tel Aviv ha usato lo strumento GRAVITY installato sul VLTI dell’ESO per esaminare il primo quasar scoperto, conosciuto come 3C 273, scoprendo nubi di gas che si muovono rapidamente attorno al buco nero che alimenta quel quasar e ne formano il cuore.

La galassia più luminosa conosciuta sta divorando le sue vicine

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” descrive uno studio della galassia W2246-0526, la più luminosa conosciuta. Un team di ricercatori ha utilizzato il radiotelescopio ALMA per esaminarla scoprendo scie di materiali mentre vengono strappati da tre galassie più piccole che orbitano attorno a essa. In un caso viene generata una “coda mareale”, una larga scia di materiali che connette W2246-0526 con una delle sue satelliti. Secondo un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” il buco nero supermassiccio al suo centro ha una massa che è circa 4 miliardi di volte quella del Sole.

Idrogeno gassoso nella Piccola Nube di Magellano (Immagine cortesia Naomi McClure-Griffiths et al, CSIRO's ASKAP telescope)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive lo studio di un deflusso di gas dalla Piccola Nube di Magellano che si estende per almeno 6.500 anni luce dall’area di formazione stellare. Un team di ricercatori ha usato il radiotelescopio ASKAP per osservare quella galassia nana nella sua interezza in una singola immagine con dettagli mai visti prima. La conclusione è che c’è una perdita di gas che ha come conseguenza un calo nella formazione stellare. Quel gas potrebbe essere una fonte per quella che è conosciuta come Corrente Magellanica e col tempo la Piccola Nube di Magellano potrebbe essere divorata dalla Via Lattea.

Fusioni galattiche rivelano coppie di buchi neri supermassicci

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive la scoperta di cinque coppie di buchi neri supermassicci in galassie nelle fasi finali di fusioni galattiche. Un team di ricercatori coordinato dall’Università del Maryland ha utilizzato dati raccolti all’Osservatorio Keck alle Hawaii e in oltre vent’anni dal telescopio spaziale Hubbble per scoprire questi casi tra centinaia di galassie selezionate tra quelle con forti emissioni di raggi X rilevate dal telescopio spaziale Swift.