NASA

Buzz Aldrin fotografato da Neil Armstrong, visibile nel riflesso nel casco (Foto NASA)

Il 20 luglio 1969 il modulo lunare Eagle della missione Apollo 11 della NASA, partita il 16 luglio, compì il primo allunaggio di una navicella spaziale con astronauti. Il comandante della missione Neil Armstrong e il pilota del modulo lunare Edwin “Buzz” Aldrin parteciparono all’allunaggio e trascorsero poco più di due ore sulla superficie della Luna per raccogliere alcuni campioni che riportarono sulla Terra. Ripartiti dalla Luna, i due astronauti si riunirono a Michael Collins, rimasto in orbita nel modulo di comando Columbia e assieme a lui tornarono sulla Terra il 24 luglio.

Uno studio dell'atmosfera dell'esopianeta Gliese 3470 b

La NASA ha utilizzato i telescopi spaziali Hubble e Spitzer per compiere uno studio della composizione dell’atmosfera di Gliese 3470 b, un mini-Nettuno che orbita molto vicino alla sua stella, che è una nana rossa ma comunque lo scalda fino a temperature che sulla superficie sono stimate tra i 700 e i 900 Kelvin. I pianeti gassosi hanno un’atmosfera composta principalmente di idrogeno ed elio ma normalmente vi sono anche altri elementi più pesanti, con la conseguenza che possono formarsi varie molecole, ma in Gliese 3470 b quegli elementi sono davvero scarsi.

Tre pianeti, uno più piccolo della Terra, scoperti nel sistema della nana rossa L 98-59

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” riporta la scoperta di tre pianeti che orbitano attorno alla stella L 98-59, una nana rossa a circa 35 anni luce dalla Terra. Un team di ricercatori guidato da Veselin Kostov del Goddard Space Flight Center della NASA compresi alcuni dell’Università di Napoli Federico II e dell’Osservatorio Astronomico di Campo Catino ha usato osservazioni del telescopio spaziale TESS per scoprire le tracce dei tre esopianeti. L’analisi ha mostrato che si tratta di due possibili super-Terre e del più piccolo pianeta scoperto finora grazie a TESS, grande circa l’80% della Terra. I tre esopianeti sono troppo vicini alla loro stella per essere nell’area abitabile del loro sistema, invece sono nell’area chiamata “zona di Venere”, dove l’atmosfera di un pianeta può riscaldarsi in un effetto serra incontrollato.

L'emisfero settentrionale di Titano (Immagine NASA / JPL-Caltech / Space Science Institute)

Alla Astrobiology Science Conference 2019 in corso a Bellevue, Washington, Morgan Cable del JPL della NASA ha presentato i risultati di uno studio condotto assieme ad altri ricercatori su Titano, la più grande luna di Saturno. Questo team ha ricreato in laboratorio alcune condizioni esistenti nei laghi di metano e altri idrocarburi di Titano scoprendo che vi si potrebbe produrre un co-cristallo di acetilene solido e butano con la formazione di depositi a forma di anelli attorno a quei laghi analogamente ai depositi salini che vengono prodotti quando l’acqua evapora nei mari terrestri. Quei co-cristalli potrebbero essere usati da forme di vita esotiche in modo analogo all’anidride carbonica sulla Terra.