Pianeti

Concetto artistico di super-Terra che orbita vicino a una nana rossa (Immagine cortesia Gabriel Pérez Díaz, SMM (IAC))

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “Publications of the Astronomical Society of Japan” riporta la scoperta dell’esopianeta Ross 508 b, probabilmente una super-Terra ai limiti dell’area abitabile del suo sistema stellare. Un team di ricercatori guidato da Hiroki Harakawa ha usato lo strumento IRD (InfraRed Doppler) montato sul telescopio Subaru per esaminare la stella Ross 508, una nana rossa che ha una massa che è solo il 18% di quella del Sole. Il metodo della velocità radiale ha permesso di individuare quello che dai dati raccolti sembra un pianeta roccioso con una massa che è circa 4 volte quella della Terra. Questa scoperta conferma il valore di esami spettroscopici di nane rosse condotti agli infrarossi.

Mappa dell'area di Marte in cui sono stati rilevati terremoti dal lander InSight

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Communications” riporta uno studio che offre prove che i terremoti rilevati dal lander InSight della NASA sono dovuti all’attività di magma vulcanico sotterraneo. Il dottore Weijia Sun dell’Accademia cinese delle Scienze e il professor Hrvoje Tkalčić dell’Australian National University hanno esaminato i dati raccolti da InSight identificando 47 terremoti sotterranei nella regione delle Cerberus Fossae di Marte nel corso di 350 giorni marziani. Secondo i due ricercatori il mantello marziano è ancora attivo e i terremoti sono di origine vulcanica e non tettonica come ritenevano gli scienziati che hanno studiato Marte.

Il sistema di AB Aurigae con il suo protopianeta visti da Hubble

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta uno studio sul protopianeta catalogato come AB Aurigae b, un gigante gassoso che sta crescendo seguendo un processo inusuale chiamato instabilità del disco. Un team di ricercatori ha utilizzato osservazioni condotte con il telescopio spaziale Hubble e con il telescopio Subaru sul Mauna Kea, alle Hawaii, che coprono un intervallo di tempo tra il 2007 e il 2021 per trovare le prove di quella formazione violenta. Provare che i giganti gassosi possono formarsi in seguito all’instabilità del disco aiuterà a capire meglio anche la storia del sistema solare.

Una parte della superficie di Plutone in scale di grigio con un'interpretazione artistica di come i processi criovulcanici possano aver operato indicata in blu

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Communications” riporta uno studio sull’attività dei criovulcani esistenti sul pianeta nano Plutone che evidenzia come essa sia continuata fino a tempi recenti dal punto di vista geologico e potrebbe essere ancora presente. Un team di ricercatori guidati da Kelsi Singer del Southwest Research Institute ha usato dati raccolti dalla sonda spaziale New Horizons della NASA per esaminare i segni lasciati dai criovulcani nella regione di Sputnik Planitia, nella grande area a forma di cuore sulla superficie. Una conclusione è che Plutone ha una fonte di calore sotterraneo che l’ha mantenuto geologicamente attivo molto più a lungo di quanto ci si possa aspettare da un pianeta nano.

Concetto artistico della nube di detriti nel sistema HD 166191 (Immagine NASA/JPL-Caltech)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio sul sistema della stella catalogata come HD 166191, che ha un’età stimata attorno a 10 milioni di anni ed è ancora in fase di formazione con oggetti che si formano ma anche si distruggono in seguito a collisioni. Un team di ricercatori guidato da Kate Su dell’Università dell’Arizona ha usato dati raccolti tra il 2015 e il 2019 usando il telescopio spaziale Spitzer della NASA e telescopi al suolo per rilevare le tracce di nubi di detriti generate da collisioni tra planetesimi. Le informazioni ottenute da questi dati sono molto utili per migliorare le nostre conoscenze sulla formazione ed evoluzione dei sistemi planetari.