Pianeti

La possibile struttura di Saturno (Immagine cortesia Caltech/R. Hurt (IPAC))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta uno studio sul nucleo del pianeta Saturno. Gli astronomi Christopher Mankovich e Jim Fuller del Caltech hanno analizzato dati raccolti dalla sonda spaziale Cassini sulle oscillazioni degli anelli di Saturno causate dall’attività sismica interna per analizzare indirettamente le caratteristiche dell’interno del pianeta. La conclusione è che il nucleo non è roccioso bensì un miscuglio che è stato paragonato a una minestra o a una fanghiglia composta da ghiaccio, roccia e fluidi metallici che occupa un volume per circa il 60% del diametro di Saturno, ben più di quanto fosse stato stimato in precedenza.

Concetto artistico dell'esopianeta L 98-59b e della sua stella (Immagine ESO/M. Kornmesser)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta uno studio sui pianeti che orbitano attorno alla stella nana rossa L 98-59. Un team di ricercatori che ne include molti dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) ha usato lo strumento ESPRESSO montato sul VLT dell’ESO in Cile per studiare le caratteristiche di tre esopianeti già conosciuti concludendo che il più interno ha una massa che è circa metà di quella di Venere. C’era qualche dubbio sulla natura del pianeta più esterno e questo studio suggerisce che si tratti di un pianeta roccioso che contiene una gran quantità di acqua. I ricercatori hanno trovato prove della presenza di un quarto pianeta e indizi che ce ne potrebbe essere un quinto.

Concetto artistico del Sole com'era 4 miliardi di anni fa (Immagine NASA's Goddard Space Flight Center/Conceptual Image Lab)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio sulla stella Kappa 1 Ceti, molto simile al Sole per dimensioni e massa ma molto più giovane avendo un’età stimata tra 600 e 750 milioni di anni. Un team di ricercatori coordinato dal Goddard Space Flight Center della NASA ha predetto alcune caratteristiche di Kappa 1 Ceti difficili da misurare usando modelli informatici che si basano su dati raccolti da vari telescopi spaziali della NASA e dell’ESA. I risultati aiutano a capire come fosse il Sole quasi quattro miliardi di anni fa, quando poteva emettere superbrillamenti, per ricostruire l’influenza della sua attività sulla Terra primordiale e sulla vita primordiale.

Il sistema PDS 70 e il particolare del protopianeta PDS 70 c

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta uno studio sul disco circumplanetario attorno all’esopianeta PDS 70 c. Un team di ricercatori guidato da Myriam Benisty ha usato il radiotelescopio ALMA per studiare quello che è ancora un protopianeta e il disco di materiali attorno a esso che potrebbero formare delle lune. Secondo le stime, c’è una massa sufficiente a formare fino a tre lune delle dimensioni della Luna terrestre. Questo tipo di studi offre nuove informazioni sia sulla formazione di pianeti, in particolare i giganti gassosi, e delle lune, una delle frontiere che gli astronomi stanno cercando di aprire.

Schema delle aurore a raggi X su Giove

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” riporta uno studio sulle aurore del pianeta Giove che offre una soluzione al mistero delle emissioni di raggi X. Un team di ricercatori ha ottenuto le informazioni cruciali grazie a dati rilevati dal telescopio spaziale XMM-Newton dell’ESA e dalla sonda spaziale Juno della NASA. Ciò ha permesso di comprendere come ioni vengono trasportati dalle onde elettromagnetiche presenti nel campo magnetico gioviano fino all’atmosfera del pianeta, con la quale si scontrano per generare le aurore.