Pianeti

Il polo sud di Giove (Immagine NASA-JPL/Caltech)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences” riporta uno studio sulle tempeste al polo sud del pianeta Giove e sul loro schema geometrico regolare. Un team di ricercatori dell’Università di Berkeley e del Caltech hanno usato modelli matematici derivanti da ricerche condotte nel XIX secolo da Lord Kelvin basandosi su esperimenti del fisico Alfred Mayer per spiegare perché quelle tempeste si sono concentrate in quell’area e perché su Giove sono disposte in quella formazione geometrica.

Concetto artistico della Terra Pigreco (Immagine cortesia NASA Ames/JPL-Caltech/T. Pyle, Christine Daniloff, MIT)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” riporta uno studio sull’esopianeta K2-315b, soprannominato Terra Pigreco (Pi Earth) perché il suo anno dura 3,14 giorni terrestri, un’approssimazione del valore di pi greco. Un team di ricercatori del progetto SPECULOOS (Search for habitable Planets EClipsing ULtra-cOOl Stars), una rete di telescopi al suolo, li ha usati per confermare l’esistenza del pianeta verificando dati raccolti dal telescopio spaziale Kepler della NASA. Terra Pigreco è molto vicina alla sua stella perciò la temperatura sulla sua superficie è molto elevata anche se la stella è molto piccola e relativamente fredda. Eventuali forme di vita dovrebbero essere analoghe agli estremofili terrestri. Può essere privo di vita ma è un candidato interessante per lo studio della sua atmosfera.

Giove ed Europa visti da Hubble (Immagine NASA, ESA, A. Simon (Goddard Space Flight Center), and M. H. Wong (University of California, Berkeley) and the OPAL team.)

Nuove immagini del pianeta Giove catturate dal telescopio spaziale Hubble mostrano le gigantesche tempeste che lo attraversano, comprese una nuova nel mezzo dell’emisfero settentrionale che appare come una macchia biancastra multipla e quella che è stata definita una cugina della Grande Macchia Rossa perché è poco a sud di essa ha cambiato colore ancora una volta. Hubble ha anche catturato un’immagine di Giove assieme a Europa, una delle sue lune maggiori diventata celebre dopo la scoperta di un oceano sotterraneo di acqua liquida in cui potrebbero esserci condizioni favorevoli alla vita.

Le lune di Urano viste da Herschel

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta i risultati di una ricerca sulle cinque maggiori lune del pianeta Urano. Un team di ricercatori guidato da Örs H. Detre del Max Planck Institute for Astronomy (MPIA) di Heidelberg, in Germania, ha analizzato dati raccolti dall’Osservatorio spaziale Herschel dell’ESA usando una nuova tecnica che ha permesso di ottenere nuove informazioni dai deboli segnali ottenuti in passato per determinare le caratteristiche fisiche delle lune Titania, Oberon, Umbriel, Ariel e Miranda. I risultati indicano che esse sono simili ai pianeti nani trans-nettuniani mentre sono diverse da altre lune di Urano lasciando aperta la possibilità che siano state catturate dal pianeta dopo la loro formazione.

Concetto artistico di Venere con la molecola di fosfina nel riquadro (Immagine ESO/M. Kornmesser/L. Calçada & NASA/JPL/Caltech)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta la scoperta di fosfina nelle nubi del pianeta Venere. Un team di ricercatori guidato dall’astrofisica Jane Greaves dell’Università britannica di Cardiff, ha usato il James Clerk Maxwell Telescope (JCMT) alle Hawaii e il radiotelescopio ALMA per sondare l’atmosfera venusiana. La concentrazione di fosfina rilevata è di circa venti parti per miliardo, che possono sembrare poche ma per quanto ne sappiamo solo batteri anaerobici sono in grado di produrla in quella quantità. Per questo motivo, la fosfina è considerato una firma biologica nello studio delle atmosfere di esopianeti anche se al momento non è possibile escludere completamente che esista un processo abiotico che produca fosfina nelle condizioni dell’atmosfera di Venere.