Pianeti

Il sistema di TOI-421 nella DDS2

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” riporta i risultati di uno studio del sistema di TOI-421, dove due esopianeti sono stati scoperti in seguito alle osservazioni condotte dal telescopio spaziale TESS della NASA. Un team di ricercatori guidato da Ilaria Carleo della Wesleyan University ha usato vari telescopi per condurre osservazioni mirate che hanno confermato l’esistenza dell’esopianeta nettuniano rilevato da TESS scoprendo anche un segnale di velocità radiale che ha portato a identificare un pianeta sub-nettuniano. Entrambi sono vicini alla loro stella perciò vengono scaldati e la loro atmosfera è molto estesa con una densità bassa. In particolare, l’esopianeta esterno è del tipo che è stato chiamato super-gonfio (superpuffy in inglese) o di zucchero filato, difficile da spiegare per gli attuali modelli di evoluzione atmosferica.

Cerealia Facula nel cratere Occator

Il gruppo Nature ha dedicato un numero speciale al pianeta nano Cerere con una serie di articoli pubblicati sulle sue riviste. Vari team di ricercatori hanno studiato diversi aspetti della geologia di Cerere con particolare attenzione alla presenza d’acqua e di cloruro di sodio idrato, in parole povere sale da cucina mescolato ad acqua. Ci sono conferme della presenza nel passato di un oceano sotterraneo di cui una forte presenza di sali abbassava notevolmente il punto di congelamento. I sali presenti nelle celebri macchie bianche come quella del cratere Occator sono tra i resti di quell’oceano: si tratta soprattutto di carbonato di sodio e cloruro di ammonio ma c’è anche cloruro di sodio.

Nubi di Giove viste da Juno (Immagine NASA/JPL-Caltech/SwRI/MSSS/Kevin M. Gill © CC BY)

Tre articoli, uno pubblicato sulla rivista “Nature” e due pubblicati sulla rivista “Geophysical Research: Planets”, riportano vari aspetti di una ricerca sulle nubi del pianeta Giove. Tre team di ricercatori con vari membri in comune, coordinati dal Laboratoire Lagrange del CNRS francese e dal JPL della NASA hanno usato dati raccolti dalla sonda spaziale Juno per analizzare vari aspetti del ruolo dell’acqua nelle violente tempeste presenti nell’atmosfera gioviana. Fulmini hanno origine in una soluzione di acqua e ammoniaca, sostanze che possono formare una sorta di chicchi di grandine, soprannominati funghi (mushball) da parte dei ricercatori, che hanno un ruolo chiave nelle dinamiche atmosferiche di questo pianeta gassoso.

Elaborazione 3D di corone su Venere (Immagine cortesia Laurent Montési / Università del Maryland)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Geoscience” riporta l’identificazione di 37 vulcani che sono stati attivi in tempi recenti sul pianeta Venere. Un team di ricercatori ha usato modelli dell’attività termo-meccanica sotto la superficie di Venere per creare simulazioni tridimensionali della formazione delle strutture ad anello conosciute come corone che si formano quando pennacchi di materiali caldi all’interno del pianeta risalgono attraverso gli strati di mantello e crosta. Questo studio offre quelle che secondo gli autori sono le migliori prove mai trovate che Venere è ancora un pianeta geologicamente attivo.

Le nane brune WISEA J041451.67-585456.7 e WISEA J181006.18-101000.5

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta la scoperta di due nane brune grazie all’aiuto di astrofili che hanno partecipato al programma Backyard Worlds: Planet 9. Catalogate come WISEA J041451.67-585456.7 e WISEA J181006.18-101000.5, si tratta di due oggetti con masse che rientrano tra quelle tipiche delle nane brune ma con altre caratteristiche più simili a quelle dei pianeti giganti gassosi. Potrebbero essere le prime sub-nane di tipo T estremo e assomigliano ad antichi esopianeti, con pochissimo ferro, avendo età stimate attorno ai 10 miliardi di anni. Le loro caratteristiche le rende utili per capire meglio gli esopianeti.