Stelle

Il complesso molecolare N79 Sud (Immagine ESA/Webb, NASA & CSA, O. Nayak, M. Meixner)

Un’immagine catturata dal telescopio spaziale James Webb mostra una parte della regione di formazione stellare catalogata come N79 nella Grande Nube di Magellano, una delle galassie nane satelliti della Via Lattea. Viene considerata una sorta di versione più giovane della Nebulosa Tarantola ma gli astronomi ritengono che l’efficienza nella formazione stellare sia stata doppia rispetto ad essa negli ultimi 500.000 anni. Lo strumento MIRI (Mid-InfraRed Instrument) è stato utilizzato per catturare dettagli nell’infrarosso medio mai visti prima di N79 che saranno preziosi per migliorare le nostre conoscenze dei processi di formazione stellare.

Rappresentazione artistica dell'oggetto compatto nel gap di massa per i buchi neri con la pulsar NGC 1851E in alto (Immagine cortesia Daniëlle Futselaar (artsource.nl))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” riporta la scoperta di un oggetto compatto all’interno dell’ammasso globulare catalogato come NGC 1851 la cui natura è incerta perché le stime della massa lo pongono al confine tra stella di neutroni e buco nero. Un team di ricercatori che ne include alcuni dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) e dell’Università di Bologna ha usato osservazioni condotte con il radiotelescopio MeerKAT per individuare le tracce di un sistema binario composto da una cosiddetta pulsar al millisecondo e dal misterioso oggetto compatto. La massa stimata per quest’oggetto è tra 2,09 e 2,71 volte quella del Sole perciò potrebbe essere una stella di neutroni massiccia o un piccolo buco nero.

Illustrazione del sistema della stella HD 63433

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” riporta la conferma dell’esistenza dell’esopianeta HD 63433d, un pianeta roccioso con dimensioni vicine a quelle della della Terra che orbita attorno a una stella molto simile al Sole in un sistema già conosciuto. Un team di ricercatori guidato da Melinda Soares-Furtado dell’Università del Wisconsin-Madison e Benjamin Capistrant, ora studente all’Università della Florida, ha usato dati raccolti dal telescopio spaziale TESS della NASA per identificare HD 63433d all’interno dell’indagine THYME (TESS Hunt for Young and Maturing Exoplanets). La sua notevole vicinanza alla sua stella lo rende probabilmente un cosiddetto pianeta di lava dato che sul lato diurno la temperatura sulla superficie è stimata a oltre 1.500° Kelvin.

Concetto artistico delle conseguenze di una supernova in un sistema binario (Immagine ESO/L. Calçada)

Due articoli, uno pubblicato sulla rivista “Nature” e uno su “The Astrophysical Journal Letters”, riportano diversi aspetti di uno studio dei resti di supernova catalogati come SN 2022jli che includono le prove della presenza di un oggetto compatto che potrebbe essere una stella di neutroni o un buco nero che si è formato dopo la supernova. Due team di ricercatori hanno usato vari strumenti tra cui il Very Large Telescope (VLT) e il New Technology Telescope (NTT), entrambi dell’ESO, per studiare le conseguenze di questa supernova e trovare il collegamento diretto con la formazione di un oggetto compatto.

30 Doradus B (Immagine X-ray: NASA/CXC/Penn State Univ./L. Townsley et al.; Optical: NASA/STScI/HST; Infrared: NASA/JPL/CalTech/SST; Image Processing: NASA/CXC/SAO/J. Schmidt, N. Wolk, K. Arcand)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” riporta prove che i resti di supernova catalogati come 30 Doradus B, o semplicemente 30 Dor B, sono il frutto di almeno due supernove separate e non di una sola. Un team di ricercatori guidato da Wei-An Chen dell’Università Nazionale di Taiwan ha combinato osservazioni condotte con diversi telescopi in diverse bande elettromagnetiche per trovare le tracce di un vasto ma molto tenue involucro che si estende per 130 anni luce che si aggiunge ai resti visibili a frequenze ottiche. Allo stesso tempo, è stato rilevato un vento che genera una nebullosa del tipo che viene chiamato in gergo pulsar wind nebula. Sono resti che non possono essere stati generati da un’unica supernova.