Stelle

L'area Sagittarius C

Un’immagine catturata con il telescopio spaziale James Webb mostra un’area di formazione stellare catalogata come Sagittarius C distante solo 300 anni luce da Sagittarius A*, il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea. Nel cuore della galassia, tra mezzo milione di stelle, c’è un ammasso di protostelle in mezzo a una nube talmente densa che le stelle dietro di esso vengono oscurate perfino al più potente telescopio esistente. Al contrario, le protostelle sono visibili allo strumento NIRCam in dettagli assieme a formazioni cosmiche che erano sconosciute e gli astronomi devono ancora identificare.

La stella R Leporis vista dal radiotelescopio ALMA

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta i risultati di osservazioni della stella R Leporis condotte usando il radiotelescopio ALMA con i ricevitori alle loro frequenze più elevate e una configurazione dell’array di antenne sparse per un’area con un diametro di 16 chilometri. R Leporis, o semplicemente R Lep, è una cosiddetta stella al carbonio, una gigante rossa la cui atmosfera è particolarmente ricca di carbonio in una fase in cui normalmente l’ossigeno è in una quantità maggiore. Le osservazioni senza precedenti hanno permesso di rilevare dettagli di un maser naturale attorno a una stella che sta raggiungendo la fine della sua vita.

'ammasso galattico di Perseo (Immagine ESA/Euclid/Euclid Consortium/NASA, image processing by J.-C. Cuillandre (CEA Paris-Saclay), G. Anselmi, CC BY-SA 3.0 IGO)

L’ESA ha presentato le prime immagini ufficiali catturate dal suo telescopio spaziale Euclid. Dopo alcuni ritardi dovuti a problemi al sensore di guida fine, è stato possibile calibrare gli strumenti di Euclid e ottenere la straordinaria precisione delle osservazioni necessaria alla sua missione. Il risultato è una risoluzione che porta a includere nelle immagini una quantità di dettagli mai vista prima, che si tratti di galassie, di stelle o altro ancora, spesso scoperti proprio da Euclid. La presentazione ha mostrato i risultati sia con oggetti lontani come l’ammasso galattico di Perseo che con altri vicini in termini astronomici come la Nebulosa Testa di Cavallo.

Concetto artistico del sistema di Kepler-385 (Immagine NASA/Daniel Rutter)

Un articolo in pubblicazione sulla rivista “The Journal of Planetary Science” riporta aggiornamenti al catalogo dei candidati esopianeti scoperti con il telescopio spaziale Kepler della NASA che offre conferme della presenza di sette pianeti nel sistema della stella Kepler-385. Questo risultato è stato ottenuto applicando metodi di esame decisamente perfezionati rispetto al passato ottenendo nuovi risultati da vecchie osservazioni. Ciò include questo sistema tra i pochissimi con oltre sei pianeti verificati o almeno candidati e ciò lo rende particolarmente interessante. Tuttavia, tutti questi pianeti sono più vicini alla loro stella del confine interno dell’area abitabile di quel sistema e ricevono una notevole quantità di energia da essa. La conseguenza è che nessuno di essi può essere simile alla Terra.

La Nebulosa del Granchio vista dal telescopio spaziale James Webb

Una nuova immagine catturata dal telescopio spaziale James Webb ritrae la Nebulosa del Granchio, i resti della supernova avvistata sulla Terra e registrata nel 1054, distante dalla Terra circa 6.500 anni luce. Le possibilità di osservazione dell’epoca erano a dir poco limitare rispetto a quelle odierne perciò ci sono ancora domande riguardanti quella supernova. Gli strumenti NIRCam e MIRI hanno permesso di ottenere dettagli agli infrarossi che mostrano la radiazione di sincrotrone al suo interno, prodotta dalla pulsar al suo centro che si è formata dal nucleo della stella progenitrice esplosa nel 1054.