Stelle

I resti della supernova Tycho (X-ray (IXPE: NASA/ASI/MSFC/INAF/R. Ferrazzoli, et al.), (Chandra: NASA/CXC/RIKEN & GSFC/T. Sato et al.) Optical: DSS Image processing: NASA/CXC/SAO/K. Arcand, L.Frattare & N.Wolk)

Un articolo in pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio sui resti della supernova Tycho che offre nuove informazioni sulla geometria dei suoi campi magnetici. Un team di astronomi guidato da Riccardo Ferrazzoli dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale IXPE per esaminare i raggi X polarizzati emessi da questi resti di supernova. Ciò ha permesso di trovare nuovi indizi sulle condizioni nelle onde d’urto generate dalla supernova che accelerano particelle a velocità vicine a quelle della luce.

La galassia medusa JO201 (Immagine ESA/Hubble & NASA, M. Gullieuszik)

Un articolo in pubblicazione e un articolo in fase di peer-review sulla rivista “The Astrophysical Journal” riportano vari aspetti di uno studio su 6 cosiddette galassie medusa. Un team di ricercatori ha usato vari strumenti per esaminarle e cercare di comprendere i processi in atto nei “tentacoli” generati dal gas strappato a quelle galassie durante il passaggio all’interno di un ammasso galattico. In quello spazio c’è plasma intergalattico che genera una pressione che ha causato quella perdita di gas in un processo chiamato in gergo ram pressure stripping. Un’immagine della galassia medusa catalogata come JO201 catturata dal telescopio spaziale Hubble è stata pubblicata dall’ESA.

La NGC 1433 vista dal telescopio spaziale James Webb (Immagine NASA, ESA, CSA, and J. Lee (NOIRLab), A. Pagan (STScI))

Un numero speciale della rivista “The Astrophysical Journal Letters” contiene una serie di articoli che riportano i primi risultati dell’indagine PHANGS–JWST. Oltre cento ricercatori della collaborazione Physics at High Angular resolution in Nearby Galaxies (PHANGS) hanno usato il telescopio spaziale James Webb per esaminare le galassie M74, NGC 7496, IC 5332, NGC 1365 e NGC 1433. In particolare, lo strumento Mid-Infrared Instrument (MIRI) ha permesso di osservare strutture all’interno di quelle galassie in dettagli mai visti prima. Le informazioni raccolte sono preziose per ricostruire i processi di formazione stellare e l’influenza che hanno sul gas che circonda protostelle e stelle neonate.

I risultati di alcune ricostruzioni della forma di J1135 ottenute partendo dalle rilevazioni condotte con il radiotelescopio ALMA in diverse frequenze elettromagnetiche

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta le caratteristiche della galassia HATLASJ113526.2-01460, o semplicemente J1135, che vediamo com’era circa due miliardi di anni dopo il Big Bang. Il problema finora era riuscire effettivamente a distinguerne le caratteristiche e ora il team di ricerca in formazione ed evoluzione delle galassie della SISSA guidato dal professor Andrea Lapi ha usato osservazioni condotte con il radiotelescopio ALMA per ottenere questo risultato. La potenza e sensibilità di ALMA hanno permesso di rilevare anche le debolissimi emissioni radio e submillimetriche, che potrebbero essere le uniche che ci arrivano da J1135 a causa della notevole presenza di polvere interstellare al suo interno. Queste osservazioni aiutano a capire meglio la formazione ed evoluzione delle galassie nell’universo giovane.

Un confronto tra il sistema di Wolf 1069, quello di Proxima Centauri e quello di TRAPPIST-1

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta l’identificazione dell’esopianeta Wolf 1069 b, che ha una massa vicina a quella della Terra e orbita nella zona abitabile del suo sistema stellare. Un team di ricercatori guidato da Diana Kossakowski del Max Planck Institute for Astronomy ha usato il doppio spettrografo CARMENES montato sul telescopio da 3.5 metri dell’Osservatorio di Calar Alto, in Spagna, per individuare le tracce di Wolf 1069 b tramite il metodo delle velocità radiali. Questo esopianeta è in rotazione sincrona con la sua stella e ciò costituisce un problema per l’abitabilità ma la sua stella non ha potenti brillamenti. Queste caratteristiche rendono Wolf 1069 b un interessante oggetto di studi.