Stelle

Concetto artistico dell'eplosione di una supergigante rossa (Immagine cortesia W.M. Keck Observatory/Adam Makarenko)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta le osservazioni della supernova catalogata come SN 2020tlf, il primo caso in cui astronomi hanno osservato una stella supergigante rossa nel periodo immediatamente precedente all’esplosione. Un team di ricercatori ha usato il telescopio Pan-STARRS alle Hawaii per rilevare i cambiamenti in atto nella supergigante rossa nell’estate nel 2020 per poi usare gli strumenti NIRES e DEIMOS dell’Osservatorio Keck, sempre alle Hawaii, per le prime rilevazioni spettrografiche delle emissioni della supernova nell’autunno del 2020. Successivamente, altri strumenti hanno aggiunto dati sulla supernova. Gli astronomi si aspettavano che una supergigante rossa passasse attraverso un periodo di tranquillità prima di esplodere, invece la progenitrice di SN 2020tlf ha emesso forti radiazioni nell’ultimo anno di vita.

Un'illustrazione della Via Lattea e delle Nubi di Magellano con C-19 sul lato sinistro.

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta la scoperta di una corrente stellare primordiale ai confini della Via Lattea catalogata come C-19. Un team di ricercatori ha usato lo strumento GRACES sul telescopio Gemini Nord alle Hawaii per studiare questa corrente stellare scoperta nei dati raccolti dalla sonda spaziale Gaia. Le stelle che fanno parte di C-19 sono state identificate anche nell’indagine Pristine, che ha lo scopo di cercare le stelle con la più bassa metallicità della Via Lattea con il CFHT (Canada-France-Hawaii Telescope), anch’esso alle Hawaii. Ulteriori dati sono stati raccolti usando il Gran Telescopio Canarias alle Canarie. La conclusione dello studio è che le stelle di C-19 sono state strappate a un antico ammasso stellare quando la Via Lattea era molto giovane. Queste nuove informazioni potrebbero aiutare a capire meglio la formazione delle prime stelle.

La Nebulosa Fiamma con la nebulosa NGC 2023 sulla destra (Immagine ESO/Th. Stanke)

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta un compendio dei primi risultati di un’indagine astronomica chiamata ALCOHOLS che riguarda il complesso molecolare di Orione. Per l’occasione, l’ESO ha pubblicato immagini della Nebulosa Fiamma di Orione, una delle aree di formazione stellare all’interno di quel complesso. I ricercatori guidati dall’allora astronomo dell’ESO Thomas Stanke hanno usato lo strumento SuperCam montato sul radiotelescopio APEX per mappare la presenza di monossido di carbonio in quell’area. Nonostante il suo nome e l’aspetto che ha nelle immagini, la Nebulosa Fiamma è molto fredda, con temperature che sono generalmente di pochi gradi sopra lo zero assoluto.

Alcune stelle che orbitano attorno a Sagittarius A*

Due articoli pubblicati sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riportano aspetti di una ricerca su Sagittarius A*, il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea. La collaborazione GRAVITY assieme ad altri ricercatori ha usato il VLTI dell’ESO in Cile per osservare alcune stelle attorno a Sagittarius A* con un ingrandimento 20 volte superiore a quanto fosse possibile prima del VLTI. Ciò ha permesso di scoprire un’altra stella relativamente vicina al buco nero supermassiccio ed esaminando l’orbita di quella e di altre stelle in quell’area hanno potuto stimare la massa di Sagittarius A* con una maggiore precisione.

Pennacchi coronali

Un articolo pubblicato sulla rivista “Physical Review Letters” riporta il passaggio della Parker Solar Probe della NASA attraverso l’atmosfera del Sole, sotto quella che viene chiamata superficie critica di Alfvén. La NASA ha annunciato questo successo, il primo per un veicolo artificiale, al meeting annuale della “American Geophysical Union”. Si tratta di una pietra miliare non solo per la missione di questa sonda spaziale ma per lo studio del Sole in generale. In particolare, la Parker Solar Probe è passata attraverso quella che è conosciuta come corona, la parte superiore dell’atmosfera, raccogliendone campioni e misurando i campi magnetici. Le informazioni raccolte direttamente dal plasma solare aiuterà a capire meglio i processi in atto nella stella che, tra le altre cose, supporta la vita sulla Terra e influenza l’ambiente sulla Terra e sugli altri oggetti del sistema solare.