Stelle

Abell 78 (Immagine ESA/Hubble & NASA, M. Guerrero. Acknowledgement: Judy Schmidt)

Un’immagine composta che mette assieme dati ottenuti dal telescopio spaziale Hubble e dal telescopio Pan-STARRS1 alle Hawaii mostra i dettagli della nebulosa planetaria Abell 78. Essa è piuttosto inusuale tra le nebulose planetarie perché si tratta di una cosiddetta stella rinata il cui nucleo ha esaurito la fusione nucleare ma la densità raggiunta dagli strati esterni espulsi in modo violento ha innescato in essi la fusione dell’elio. La conseguenza è un’espulsione ancor più violenta di materiali che hanno generato la forma irregolare della nebulosa attorno alla stella progenitore ormai morente.

U Monocerotis

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio sulla stella variabile U Monocerotis condotto esaminando dati raccolti nel corso di quasi 130 anni. Un team di ricercatori guidato da Laura Vega della Vanderbilt University di Nashville, negli USA, ha studiato quello che in effetti è un sistema binario usando dati che vanno indietro fino a quelli raccolti nel 1888 e conservati negli archivi della American Association of Variable Star Observers (AAVSO). Si tratta dello studio più completo mai condotto su una stella variabile, la più grande della coppia, una supergigante gialla la cui luminosità varia nel tempo.

Diversi valori della costante di Hubble

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta un metodo per misurare la velocità di espansione dell’universo che tiene conto delle differenze tra le supernove di tipo Ia utilizzate. Un team di ricercatori guidato da Nandita Khetan, dottoranda al Gran Sasso Science Institute e associata all’Istituto Nazionele di Fisica Nucleare (INFN) ha proposto un metodo per calibrare le distanze di quelle supernove usando le fluttuazioni di brillanza superficiale (in inglese surface brightness fluctuations, SBF) delle galassie che le ospitano. Il risultato è più vicino a quelli già calcolati con altri metodi rispetto a quello ottenuto senza quella calibrazione. Non risolve il problema dei valori della cosiddetta costante di Hubble molto diversi ma suggerisce la possibilità che il problema sia dovuto a imprecisioni strumentali e che non richieda una nuova fisica.

Concetto artistico dell'esopianeta GJ 1132 b (Immagine NASA, ESA, and R. Hurt (IPAC/Caltech))

Un articolo in fase di pubblicazione sulla rivista “The Astronomical Journal” riporta uno studio sull’atmosfera dell’esopianeta GJ 1132 b che indica che potrebbe aver perso la sua atmosfera originale e che successivamente se ne sia formata una nuova in seguito all’attività vulcanica. Un team di ricercatori guidato da Mark Swain del Jet Propulsion Laboratory della NASA ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale Hubble per rilevare la presenza di un’atmosfera contenente idrogeno, acido cianidrico, metano e ammoniaca con caligini composte da idrocarburi. Secondo i ricercatori, GJ 1132 b potrebbe essere nato come sub-nettuniano, aver perso la sua atmosfera originale perché è molto vicino alla sua stella e per questo molto caldo e quella che viene rilevata ora è una nuova atmosfera generata dall’attività vulcanica.

Concetto artistico del pianeta Pirx visto da una possibile luna (Immagine cortesia M. Mizera / Pta / Iau100)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy and Astrophysics” riporta la scoperta di ben 26 sistemi planetari all’interno del progetto TAPAS (Tracking Advanced Planetary Systems). Un team di ricercatori guidato dal professor Andrzej Niedzielski dell’Istituto di Astronomia alla NCU (Nicolaus Copernicus University) di Torun, in Polonia, ha usato oltre un decennio di osservazioni con i telescopi Hobby-Eberly e il Telescopio Nazionale Galileo per individuare le tracce di esopianeti attorno a vecchie stelle, per la maggior parte ormai diventate giganti rosse, l’ultima fase della loro vita. Per le loro masse molto simili a quella del Sole, tre stelle in particolare sono state definite sorelle maggiori del Sole.