Stelle

La galassia ESO 253-G003 vista dallo strumento MUSE (Immagine Michael Tucker (University of Hawai’i) and the AMUSING survey)

Un articolo in fase di revisione per essere pubblicato riporta uno studio sulla galassia ESO 253-G003 che la classifica tra quelle dotate di un nucleo galattico attivo che sta consumando una stella che orbita attorno al buco nero supermassiccio centrale. Un team di ricercatori guidato da Anna Payne dell’università delle Hawaii ha utilizzato osservazioni condotte con vari telescopi per studiare il fenomeno, catalogato come ASASSN-14ko, rilevando una serie di esplosioni cosmiche regolari che sono state interpretate come emissioni di energia legate al passaggio di una stella troppo vicino al buco nero, che a ogni orbita ne distrugge una parte.

Concetto artistico della galassia ID2299 (Immagine ESO/M. Kornmesser)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta uno studio su una galassia massiccia nell’universo lontano nella quale una fusione galattica sembra aver inibito la formazione stellare. Un team di ricarcatori guidato da Annagrazia Puglisi, ricercatrice postdoc del Centro di astronomia extragalattica della Durham University, ha usato il radiotelescopio ALMA per esaminare la galassia catalogata come ID2299 trovando un’attività di formazione stellare nelle sue regioni centrali mentre un’enorme quantità di gas è stata espulsa togliendo la possibilità di formare nuove stelle.

Sistemi di fusione galattica: in alto ci sono le galassie NGC 3256, NGC 1614 e NGC 4194; in basso ci sono le galassie NGC 3690, NGC 6052 e NGC 34.

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta una ricerca sul tasso di formazione stellare in sistemi di fusione galattica. Un team di ricercatori ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale Hubble all’interno dell’indagine Hubble imaging Probe of Extreme Environments and Clusters (HiPEEC) per studiare l’influenza di una fusione galattica sulla formazione stellare, in particolare di interi ammassi stellari. L’ESA ha pubblicato una composizione di sei sistemi di questo tipo.

Concetto artistico del sistema di TOI-942 (Immagine cortesia INAF)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta l’identificazione di due esopianeti nettuniani caldi nel sistema di TOI-942. Un team di ricercatori guidato da Ilaria Carleo della Wesleyan University, negli USA, e associata all’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) di Padova ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale TESS della NASA per trovare i candidati esopianeti, successivamente confermati con osservazioni mirate condotte con gli strumenti HARPS-N montato sul Telescopio Nazionale Galileo, alle Isole Canarie, e REM dell’osservatorio di La Silla, in Cile. Con un’età stimata tra i 30 e gli 80 milioni di anni, si tratta del sistema planetario più giovane scoperto grazie a TESS, eccellente per studiare l’evoluzione dei pianeti.

Schema della Via Lattea con le 591 candidate stelle ad alta velocità nell'alone (Immagine cortesia KONG Xiao del NAOC)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Supplement Series” riporta la scoperta di 591 candidate stelle ad alta velocità nell’alone della Via Lattea. Un team di ricercatori ha usato dati della Data Release 7 del Large Sky Area Multi-Object Fiber Spectroscopic Telescope (LAMOST) e della Data Release 2 della sonda spaziale Gaia per trovare queste stelle la cui velocità è molto elevata rispetto alla media delle stelle della Via Lattea. I dati indicano che 43 di queste stelle potrebbero avere una velocità sufficiente per sfuggire alla forza di gravità galattica.