Stelle

Il sistema di TOI-561

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta uno studio sul sistema planetario della stella TOI-561, che include una super-Terra e tre mini-Nettuno. Un team di ricercatori ha usato i dati rilevati dal telescopio spaziale TESS della NASA e da una successiva ricerca mirata con lo spettrografo HARPS-N montato sul Telescopio Nazionale Galileo (TNG) sull’isola di La Palma, alle Canarie, per distinguere le tracce dei pianeti e per misurarne alcune caratteristiche.

Viste della galassia CQ 4479

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio sulla galassia CQ 4479, dove sono stati osservati un quasar, nucleo galattico attivo con un buco nero supermassiccio che sta divorando grosse quantità di materia, e allo stesso tempo un’intensa formazione stellare. Un team di ricercatori ha usato il telescopio voltante SOFIA per osservare CQ 4479 trovando questa situazione chiamata quasar freddo perché il nucleo galattico attivo è molto caldo ma la galassia contiene anche gas freddo che dà vita a nuove stelle. Si tratta di un caso raro che potrebbe mostrare un periodo dell’evoluzione di una galassia breve dal punto di vista astronomico prima che il quasar cominci a inibire la formazione stellare.

Emissioni da 1e1547.0-5408

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta una nuova analisi di osservazioni condotte nel 2009 della magnetar catalogata come 1E1547.0-5408. Un team di ricercatori guidato da GianLuca Israel dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) di Roma ha usato dati raccolti dal radiotelescopio Parkes e dagli osservatori spaziali per i raggi X Chandra della NASA e XMM-Newton dell’ESA per cercare le emissioni di 1E1547.0-5408. Il risultato è stato la scoperta di forti emissioni ravvicinate di raggi X e onde radio che confermano un legame tra magnetar e lampi radio veloci, al centro di recenti ricerche.

Personale nell'esperimento Borexino (Immagine cortesia INFN. Tutti i diritti riservati)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta la rilevazione di neutrini prodotti dal Sole dall’esperimento Borexino. Gli scienziati della collaborazione Borexino ai Laboratori nazionali del Gran Sasso dell’Istituto nazionale di fisica nucleare che ha condotto tale rilevazione hanno ottenuto in questo modo la prova sperimentale che il ciclo CNO (carbonio-azoto-ossigeno), che produce quei neutrini, è alla base della fusione nucleare che avviene nel nucleo solare. Questo ciclo è predominante nelle stelle con massa superiore al Sole e ciò aggiunge importanza alla prova offerta a una teoria sviluppata a partire da più di ottant’anni fa.

CK Vulpeculae vista da Gemini Nord (Immagine International Gemini Observatory/NOIRLab/NSF/AURA. Image processing: Travis Rector (University of Alaska Anchorage), Jen Miller (Gemini Observatory/NSF's NOIRLab), Mahdi Zamani & Davide de Martin)

Un articolo in pubblicazione sulla rivista “Astrophysical Journal Letters” riporta una ricerca su CK Vulpeculae (CK Vul), quella che era considerata una nova ben documentata essendo stata descritta tra il 1670 e il 1672, anche per la nebulosa bipolare che ha lasciato ed è stata studiata recentemente. Un team di astronomi guidato da Dipankar Banerjee, Tom Geballe e Nye Evans ha usato lo spettrografo GNIRS montato sul telescopio Gemini Nord per ottenere misurazioni che hanno portato a concludere che CK Vulpeculae è distante circa 10.000 anni luce dalla Terra, cinque volte più lontata di quanto stimato in precedenza, e che l’esplosione sia stata più potente rispetto a una nova ma non ai livelli di una supernova.