Stelle

Galassia iperluminosa vista da Hubble (Immagine ESA/Hubble)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta uno studio sulle galassie iperluminose. Un team di ricercatori guidato da Lingyu Wang dell’Istituto Olandese per le Ricerche Spaziali di Utrecht ha usato il radiotelescopio LOFAR per valutare la quantità di galassie iperluminose agli infrarossi concludendo che essa è dieci volte più numerosa di quelle che le stelle possono produrre secondo i modelli attuali. Se i modelli sono corretti, significa che in molte galassie ci sono altre fonti luminose come ad esempio un nucleo galattico attivo alimentato da un buco nero supermassiccio circondato da grandi quantità di materiali scaldati al punto da generare emissioni elettromagnetiche.

Illustrazione artistica di un lampo gamma corto come GRB 200522A

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio sulla kilonova osservata il 22 maggio 2020 e sulle sue conseguenze. Si è trattato della fusione tra due stelle di neutroni che ha generato un lampo gamma corto catalogato come GRB 200522A e come risultato ha prodotto quella che dalle prime analisi sembra una magnetar, ancora una stella di neutroni ma del tipo caratterizzato da un campo magnetico estremamente potente. Un team di ricercatori guidato dall’astronoma Wen-fai Fong della Northwestern University di Evanston, Illinois, negli USA, ha preso in considerazione varie possibili spiegazioni per l’evento osservato, che ha avuto una luminosità eccezionale, e una kilonova che ha prodotto una magnetar è risultata la spiegazione più probabile.

Concetto artistico della nana bruna BDR J1750+3809 con il suo campo magnetico e le aurore (Immagine ASTRON/Danielle Futselaar)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta la conferma della prima individuazione di una nana bruna tramite osservazioni alle onde radio. Questo è il risultato di una collaborazione tra vari enti che ha portato all’uso del radiotelescopio LOw Frequency ARray (LOFAR), del telescopio Gemini Nord e dell’InfraRed Telescope Facility (IRTF) della NASA, entrambi alle Hawaii, per scoprire e stimare le caratteristiche della nana bruna catalogata come BDR J1750+3809. Riuscire a individuare oggetti dalle emissioni molto deboli con un radiotelescopio rappresenta un progresso significativo perché aiuterà a conoscere meglio le nane brune e offre la speranza di trovare perfino esopianeti espulsi dai loro sistemi stellari.

Il bulge della Via Lattea (Immagine CTIO/NOIRLab/DOE/NSF/AURA. Image processing: W. Clarkson (UM-Dearborn), C. Johnson (STScI), and M. Rich (UCLA), Travis Rector (University of Alaska Anchorage), Mahdi Zamani & Davide de Martin.)

Due articoli pubblicati sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riportano diversi aspetti di una ricerca su quello che in gergo viene chiamato bulge, un grande gruppo di stelle nell’area centrale della Via Lattea. Un team di ricercatori ha usato la Dark Energy Camera (DECam) per condurre osservazioni del bulge, con le sue 250 milioni di stelle tra le quali in particolare sono state rilevate le emissioni ultraviolette di quelle dell’ammasso conosciuto come red clump perché formato da giganti rosse. Analizzando le loro emissioni è stato possibile trovare le tracce spettroscopiche degli elementi chimici all’interno di oltre 70.000 stelle. Le giganti rosse vicine al centro della Via Lattea hanno mostrato una composizione molto simile che indica che si sono formate più o meno nello stesso periodo, oltre 10 miliardi di anni fa.

Concetto artistico di una magnetar con il suo campo magnetico (Immagine cortesia McGill University Graphic Design Team)

Quattro articoli pubblicati sulla rivista “Nature” riportano altrettanti studi collegati a un lampo radio veloce catalogato come FRB 200428, la cui origine è stata associata a una magnetar catalogata come SGR 1935+2154. La collaborazione CHIME/FRB ha riportato le osservazioni condotte con il radiotelescopio CHIME, il secondo team di ricercatori ha riportato le osservazioni condotte con il radiotelescopio STARE2, il terzo team ha riportato le osservazioni condotte con il radio telescopio FAST, Bing Zhang dell’Università americana del Nevada ha pubblicato un articolo sui meccanismi fisici dei lampi radio veloci.