Stelle

Concetto artistico di TRAPPIST-1 e dei suoi pianeti (Immagine NASA/JPL-Caltech)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio sulla luminosità a raggi X e ultravioletti di TRAPPIST-1, la stella nana ultra-fredda diventata celebre dopo la conferma che ha un sistema di 7 pianeti rocciosi. Un team di ricercatori ha usato un metodo Monte Carlo basato su Catena di Markov per calcolare le radiazioni ricevute nel corso del tempo da quei pianeti concludendo che la stella ha avuto elevati livelli di emissioni di raggi X e ultravioletti per parecchi miliardi di anni causando si suoi pianeti una notevole erosione atmosferica e perdita di composti volatili. I ricercatori hanno anche dimostrato che il software libero / open source approxposterior può replicare la loro analisi in tempi molto più rapidi rispetto a emcee, un software usato per quel tipo di calcoli. Ciò aiuterà a studiare altre nane rosse per valutare l’abitabilità dei pianeti che sempre più vengono trovati attorno a nane rosse.

Concetto artistico di due nane bianche che si scontrano (Immagine cortesia University of Warwick/Mark Garlick)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta uno studio su una nana bianca fuori dal normale catalogata come WD J055134.612+413531.09, abbreviato in WD J0551+4135. Un team di astronomi coordinato dall’Università britannica di Warwick ha esaminato le caratteristiche di questa nana bianca usando dati raccolti dalla sonda spaziale Gaia e dell’ESA e dal Telescopio William Herschel concludendo che la particolare composizione chimica della sua atmosfera indica che si tratta del risultato della fusione di due nane bianche di massa media. WD J0551+4135 ha una massa leggermente superiore a quella del Sole, notevole per quel tipo di oggetto al punto da essere definita una nana bianca ultramassiccia. Se avesse una massa un po’ superiore probabilmente sarebbe esplosa in una supernova in seguito alla fusione.

La Galassia Sombrero

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio sulla Galassia Sombrero e in particolare sull’alone che ne circonda la calotta. Un team di ricercatori ha usato il telescopio spaziale Hubble, trovando una sorprendente abbondanza di stelle ricche di elementi pesanti, e simulazioni al computer per cercare di capire l’origine di questa galassia difficile da catalogare perché è un ibrido tra la forma ellittica e quella a spirale. La conclusione è che la sua crescita è avvenuta dalla fusione di due o forse anche più galassie massicce in un processo caotico.

Protostelle nel Complesso di Orione

Due articoli pubblicati sulla rivista “The Astrophysical Journal” riportano lo studio di un totale di oltre 300 protostelle dotate di dischi protoplanetari nel Complesso di Orione, un insieme di nubi molecolari che costituiscono perfette culle per la nascita di nuove stelle. Un team di ricercatori guidato da John Tobin del National Radio Astronomy Observatory (NRAO) ha usato i dati raccolti dai radiotelescopi VLA e ALMA nel corso dell’indagine VLA/ALMA Nascent Disk and Multiplicity (VANDAM) per identificare le quattro protostelle più giovani nel Complesso di Orione. Un team ampliato con l’aggiunta di altri ricercatori ha indagato su 328 protostelle identificate in quelle nubi molecolari.

Il sistema della nana bruna GJ 504 B

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” offre una spiegazione ai meccanismi di formazione di pianeti giganti gassosi e nane brune portando prove che si tratta di due meccanismi diversi. Un team di astronomi guidato da Brendan Bowler dell’Università del Texas, a Austin, ha condotto osservazioni all’Osservatorio Keck e con il telescopio Subaru, entrambi alle Hawaii, affiancate da simulazioni al computer usando il software libero / open source orbitize! per cercare di capire se vi fossero differenze orbitali che indicassero una diversa origine tra questi oggetti. La loro conclusione è che le nane brune hanno orbite decisamente più ellittiche.