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La sonda spaziale Solar Orbiter al decollo su un razzo Atlas V (Foto ESA - S. Corvaja)

Poche ore fa la sonda spaziale Solar Orbiter è decollata su un razzo vettore Atlas V da Cape Canaveral. Dopo circa 53 minuti si è separata con successo dall’ultimo stadio del razzo e ha iniziato il lungo viaggio che la porterà fino a circa 42 milioni di chilometri dal Sole. Poco dopo ha regolarmente dispiegato i pannelli solari e ha cominciato a comunicare con il centro controllo missione.

Il centro dell'ammasso galattico di Perseo (Immagine NASA/CXC/IoA/A.Fabian et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta i risultati dello studio di deflussi di gas molecolare in dodici galassie massicce al centro di ammassi galattici. Un team di ricercatori ha analizzato dati raccolti con il radiotelescopio ALMA per compiere questo studio trovando che i nuclei galattici attivi delle galassie osservate provocano periodici rilasci di energia in esplosioni di radiazioni o come getti di particelle che si muovono a velocità vicine a quelle della luce. I rilasci di energia provocano deflussi di gas che può essere spinto anche oltre i confini della galassia. Questo meccanismo limita l’avvicinamento del gas al buco nero supermassiccio centrale, diminuendo l’attività esplosiva in quello che viene chiamato feedback. I ricercatori stanno studiando soprattutto le conseguenze sulla formazione stellare e la possibilità che una galassia diventi quiescente.

La Nebulosa Tarantola (Immagine NASA/JPL-Caltech)

La NASA ha pubblicato una nuova immagine della Nebulosa Tarantola, una regione della Grande Nube di Magellano, una delle galassie nane satelliti della Via Lattea. L’immagine combina dati da osservazioni multiple compiute con il telescopio spaziale Spitzer, la cui attività sta per cessare. La Nebulosa Tarantola fu uno dei primi obiettivi studiato con questo strumento nel 2003, dopo che venne messo in orbita, e dimostrò le sue capacità. Ancora una volta, Spitzer offre una vista delle strutture esistenti in quell’area e soprattutto dei tanti processi di formazione stellare in atto.

Concetto artistico dell'esopianeta KELT-9b (Immagine NASA/JPL-Caltech)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta uno studio dell’esopianeta KELT-9b con prove che le condizioni sono talmente estreme da arrivare a spezzare le molecole di idrogeno. Un team di ricercatori guidato da Megan Mansfield dell’Università di Chicago ha usato il telescopio spaziale Spitzer della NASA per trovare le prove che KELT-9b è un esempio estremo anche nella classe dei pianeti gioviani caldi per le condizioni esistenti sulla sua superficie. Non per nulla si tratta del pianeta più caldo conosciuto e sul lato diurno le molecole di idrogeno vengono spezzate per poi ricomporsi quando gli atomi si spostano sul lato notturno.

Una porzione di vista combinata Subaru/XMM-Newton con al centro una galassia morente (Immagine cortesia NAOJ/M. Tanaka)

Due articoli, uno pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” e uno su “The Astrophysical Journal”, riportano i risultati di studi su antichissime galassie quiescenti, il che significa che avevano ridotto notevolmente o terminato la loro attività di formazione stellare. Due team di ricercatori con molti di loro in comune hanno usato dati raccolti con vari telescopi per studiare queste galassie e stabilire che vediamo la più antica com’era circa un miliardo e mezzo di anni dopo il Big Bang. Questi studi offrono nuove informazioni utili a migliorare i modelli di formazione delle galassie.