Stelle

Un'indagine sui sistemi stellari multipli mostra che molti hanno pianeti

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta un’analisi dei dati raccolti dalla sonda spaziale Gaia dell’ESA alla ricerca di esopianeti in sistemi multipli. Il dottor Markus Mugrauer dell’Università di Jena, in Germania, ha esaminato oltre 1.300 stelle con esopianeti in un raggio di circa 1.600 anni luce dalla Terra per stabilire quali tra esse avessero una o anche più compagne. Il risultato è che oltre 200 di esse sono sistemi multipli, in un caso addirittura quadruplo, in cui le compagne sono soprattutto nane rosse ma in otto casi c’è una nana bianca come compagna. Si tratta della conferma che i sistemi multipli con esopianeti non sono un’eccezione e che gli esopianeti possono sopravvivere anche alla morte di una delle stelle.

Scoperto un possibile buco nero di piccola massa

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” riporta la scoperta di quello che potrebbe essere il più piccolo buco nero conosciuto, forse addirittura il primo rappresentante di una nuova classe di buchi neri. Un team di ricercatori guidato dal professor Todd Thompson della Ohio State University ha usato i dati dell’indagine APOGEE (Apache Point Observatory Galactic Evolution Experiment) per scoprire un sistema binario che include un oggetto non visibile che potrebbe essere un buco nero. Se fosse invece una stella di neutroni sarebbe di gran lunga la più massiccia conosciuta, ben oltre il limite massimo teorico prima del collasso di un tale oggetto in un buco nero.

Concetto artistico di pianeta molto vicino alla sua stella (Immagine ESA)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta lo studio di esopianeti che orbitano attorno a due stelle giganti rosse: HD 212771 e HD 203949. Un team di ricercatori guidato da Tiago Campante dell’Instituto de Astrofísica e Ciências do Espaço (IA) dell’Università di Lisbona, in Portogallo, ha applicato la tecnica dell’astrosismologia a osservazioni condotte con il telescopio spaziale TESS della NASA. Il risultato è stato sorprendente nel caso del sistema di HD 203949 perché il pianeta non è stato inghiottito dalla stella nel corso della sua espansione pur orbitando molto vicino ad essa.

Rappresentazione artistica del sistema di MAXI J1820+070 (Immagine cortesia John Paice)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta uno studio del buco nero MAXI J1820+070, parte di un sistema binario a raggi X che include una stella normale alla quale il buco nero ruba gas. Un team di astronomi coordinato dall’Università britannica di Southampton ha usato gli strumenti HiPERCAM e NICER per rilevare rispettivamente luce visibile e raggi X emessi durante un’attività esplosiva del 2018. I dati raccolti sono stati usati per creare un video rallentato fino a dieci volte per permettere agli astronomi di vedere i brillamenti più rapidi ed esaminare i dettagli di quell’attività.

Filamenti (in blu) che collegano le galassie (in bianco) del protoammasso SSA22 (Immagine cortesia Hideki Umehata)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” riporta la scoperta di massicci filamenti di gas tra le galassie di un protoammasso catalogato come SSA22 distante circa 12 miliardi di anni luce dalla Terra. Un team di ricercatori coordinato dal RIKEN Cluster for Pioneering Research ha usato lo spettrografo MUSE montato sul VLT in Chile e la Suprime-Cam sul telescopio Subaru per mappare quei filamenti, che si estendono per oltre 3 milioni di anni luce. Osservazioni mirate che hanno fornito ulteriori dettagli sono state condotte con il radiotelescopio ALMA e il telescopio Keck. Il gas dei filamenti può alimentare la formazione stellare e la crescita di buchi neri supermassicci nel protoammasso. L’osservazione di quei processi può fornire nuove informazioni sull’evoluzione delle galassie.