Un minerale inaspettato trovato dal Mars Rover Curiosity

Il Mars Rover Curiosity nell'area dov'è situata la roccia BuckSkin (Foto NASA/JPL-Caltech/MSSS)
Il Mars Rover Curiosity nell’area dov’è situata la roccia BuckSkin (Foto NASA/JPL-Caltech/MSSS)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences” (PNAS) descrive la scoperta inaspettata di un minerale chiamato tridimite da parte del Mars Rover Curiosity nel cratere Gale di Marte. L’analisi di un campione estratto da una roccia chiamata BuckSkin ha evidenziato la presenza di tridimite, che sulla Terra si forma in seguito ad un’attività vulcanica molto più intensa di quella ritenuta presente nel passato di Marte.

Il Mars Rover Curiosity era nell’area del Monte Sharp in cui è situata la roccia BuckSkin quasi un anno fa. Nel Sol 1060 (il giorno marziano dall’atterraggio), cioè alla fine del luglio 2015, Curiosity ha trivellato la roccia per estrarne un campione come è successo con tante altre rocce nel corso della sua missione ma stavolta ha trovato questo composto inaspettato.

Tridimite è il nome comune del biossido di silicio e sulla Terra si forma in modo esplosivo, durante quello che viene chiamato vulcanismo silicico. La combinazione tra un’elevata presenza di silice e temperature molto alte crea la tridimite. Il campione di questo minerale è stato trovato su Marte nel cratere Gale, in sedimenti di fango pietrificato di un antico lago.

Gli scienziati della divisione ARES (Astromaterials Research and Exploration Science) guidati da Richard Morris che hanno condotto questa ricerca hanno provato a capire come la tridimite possa formarsi in condizioni molto meno estreme di quelle esplosive del vulcanismo silicico ma senza successo. Tuttavia, ciò non prova che sia indispensabile un evento di vulcanismo violento per formare la tridimite ma gli scienziati sono perplessi.

C’è anche la possibilità che i fenomeni vulcanici del passato di Marte siano stati più intensi di quanto pensassero gli scienziati. In particolare, si può ipotizzare che sul pianeta ci fossero vulcani esplosivi ma siccome non c’è la prova che siano indispensabili a formare tridimite è probabile ci vorranno molti altri dati per capirne l’origine.

Doug Ming, capo scienziato della divisione ARES e tra gli autori dell’articolo, ha fatto notare che lui dice sempre ai colleghi scienziati planetari di aspettarsi l’inaspettato su Marte. Ci sono ancora molte cose che non sappiamo sul pianeta rosso e ogni nuova osservazione o analisi può portare nuove sorprese.

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