
Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Geoscience” descrive una ricerca condotta da scienziati dell’università di Parigi, del Royal Obeservatory del Belgio e dell’istituto giapponese ELSI su Deimos e Phobos, le lune di Marte, che supporta la teoria di un antichissimo impatto come loro origine. Essa è complementare a un’altra, indipendente, condotta da scienziati dell’agenzia spaziale francese CNRS e del Laboratorio di Astrofisica di Marsiglia i cui risultati saranno pubblicati sulla rivista “The Astrophysical Journal”.
L’origine di Deimos e Phobos e da molto tempo fonte di discussioni. Sembrano asteroidi a causa delle dimensioni ridotte e della forma irregolare ma nessuno è mai riuscito a spiegare come siano stati catturati in orbite così circolari ed equatoriali. D’altra parte, almeno finora nessuno era riuscito a spiegare perché se le due lune sono nate in seguito a un impatto ce ne sono solo due e così piccole. Ad esempio, il pianeta nano Plutone ha quattro piccole lune e una luna enorme in proporzione nate probabilmente in seguito a un impatto.
Oggi forse è possibile dare qualche risposta grazie a due diverse ricerche. Quella descritta su “Nature Geoscience” si concentra sulla natura e composizione dei materiali che compongono Deimos e Phobos. Quella descritta su “The Astrophysical Journal” si concentra sulle caratteristiche del disco di detriti che si formò dopo l’antichissimo impatto per spiegare la nascita delle due piccole lune di Marte.
Secondo gli scienziati che hanno condotto la prima ricerca, la quantità di piccoli granelli di polvere sulla superficie di Deimos e Phobos è eccessiva perché sia la conseguenza di processi di erosione provocati da pulviscolo interplanetario. La spiegazione migliore è che si tratti di polvere che si è formata dai detriti all’esterno del disco iniziale ed è caduta successivamente sulle lune. Ciò spiega anche la notevole porosità e la bassa densità delle lune.
Secondo gli scienziati che hanno condotto la seconda ricerca, un planetoide colpì Marte quando aveva tra 100 e 800 milioni di anni. I detriti generati formarono inizialmente un disco e pian piano si unirono in una grande luna. Si formarono anche altre piccole lune creando una situazione simile a quella di Plutone.
Tuttavia, la grande luna e la maggior parte di quelle piccole sono state attirate nel corso del tempo dalla gravità di Marte e si sono schiantate sul pianeta. Solo Deimos e Phobos, le due piccole lune più distanti, sono sopravvissute e anche Phobos verrà distrutta fra un po’ di milioni di anni dopo un lento avvicinamento.
Saranno necessarie altre osservazioni per capire se queste ricostruzioni sono corrette. Alcune delle prossime missioni su Marte in fase di progettazione riguardano anche le sue lune e in particolare quella chiamata Mars Moons Exploration (MMX) dell’agenzia spaziale giapponese JAXA ha anche lo scopo di riportare sulla Terra campioni di Phobos. Un esame diretto dei materiali aiuterà a capire la sua origine.
