Una grande vallata scoperta sul pianeta Mercurio

Vista in prospettiva dell'area vicina al bacino Rembrandt confrontata con una foto (Immagine NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Carnegie Institution of Washington/DLR/Smithsonian Institution.)
Vista in prospettiva dell’area vicina al bacino Rembrandt confrontata con una foto (Immagine NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Carnegie Institution of Washington/DLR/Smithsonian Institution.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Geophysical Research Letters” descrive la scoperta di una grande vallata sul pianeta Mercurio. Un team di scienziati guidati da Thomas R. Watters del Center for Earth and Planetary Studies allo Smithsonian’s National Air and Space Museum di Washington, D.C. ha usato le mappe topografiche create grazie alla sonda spaziale MESSENGER della NASA per scoprirla. Viene ritenuto un indizio della contrazione del pianeta.

La missione della sonda spaziale MESSENGER (MErcury Surface, Space ENvironment, GEochemistry and Ranging) è terminata alla fine dell’aprile 2015 con lo schianto sul pianeta Mercurio. Come sempre succede, i dati raccolti continuano a essere usati per molte ricerche. In questo caso, si tratta di immagini stereoscopiche che sono state usate per creare mappe topografiche ad alta risoluzione e in una di esse è risaltata una vallata lunga circa 1000 chilometri, larga circa 400 chilometri e profonda oltre 3 chilometri.

Questa enorme vallata è situata nell’emisfero meridionale di Mercurio vicino al Bacino Rembrandt, un grande cratere da impatto. Nell’immagine topografica colorizzata, la vallata appare in blu scuro mentre il bacino Rembrandt appare in viola in basso. I processi geologici in azione su Mercurio sono ben diversi da quelli sulla Terra perché la litosfera è un unico blocco e non suddivisa in placche tettoniche perciò quella vallata non può essere stata generata da fenomeni tettonici.

Secondo gli scienziati che hanno scoperto la vallata e l’hanno studiata, essa è un’indicazione del fenomeno di contrazione globale del pianeta Mercurio. In sostanza, il suo interno si sta raffreddando e di conseguenza si sta contraendo con conseguenze di questo tipo. Anche il fatto che la vallata si trovi tra due faglie con formazioni geologiche simili a scogliere viene ritenuto un’indicazione della contrazione in atto.

I processi in atto su Mercurio sembrano diversi da quelli rilevati sulla Terra. Il processo di raffreddamento del pianeta potrebbe essere iniziato tra 3 e 4 miliardi di anni fa con la progressiva contrazione che ha formato delle “grinze”. Questa formazione potrebbe aver causato il cedimento di aree della litosfera.

In questo scenario, gli scienziati si chiedono se il raffreddamento di Mercurio sia un processo costante. Si tratta di un punto ancora tutt’altro che chiarito e alcuni indizi fanno pensare che invece ci sia stato un periodo di riscaldamento. I modelli esistenti sulla storia geologica di Mercurio sono ancora tutt’altro che perfetti e potrebbe essere necessario rivederli.

In particolare, ci sono tracce di vulcanismo recente e di un campo magnetico attivo. Insomma, la sonda spaziale MESSENGER ha aumentato notevolmente le nostre conoscenze di Mercurio ma c’è ancora qualcosa da scoprire. La missione BepiColombo dell’ESA, il cui lancio è previsto per il 2018, nel prossimo decennio potrebbe offrire nuove risposte.

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