May 2017

Aloni nella silice marziana (Immagine NASA/JPL-Caltech)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Geophysical Research Letters” descrive una ricerca sugli aloni di silice scoperti nelle aree più basse delle pendici settentrionali di Aeolis Mons nel cratere Gale su Marte. Un team di ricercatori guidati da Jens Frydenvang ha usato le informazioni raccolti dal Mars Rover Curiosity della NASA per cercare di capire quanto a lungo ci sia stata acqua liquida concludendo che le condizioni necessarie sono durate più a lungo di quanto si pensasse.

Il polo sud di Giove (Immagine NASA/JPL-Caltech/SwRI/MSSS/Betsy Asher Hall/Gervasio Robles)

Due articoli pubblicati sulla rivista “Science” e un numero speciale della rivista “Geophysical Research Letters” descrivono varie ricerche riguardanti il pianeta Giove basate sui dati raccolti dalla sonda spaziale Juno della NASA. Molti scienziati hanno partecipato a una o più delle ricerche, ognuna delle quali è focalizzata su un fenomeno in atto su Giove e nell’area di influenza del suo campo magnetico, con parecchie novità a volte sorprendenti.

L'area in cui c'era la stella N6946-BH1 prima e dopo la sua scomparsa (Immagine NASA/ESA/C. Kochanek (OSU))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive la scoperta di una stella massiccia chiamata N6946-BH1 che è collassata e sembra aver formato un buco nero direttamente, senza esplodere in una supernova. Un team di astronomi guidato da Christopher Kochanek ha utilizzato il Large Binocular Telescope (LBT) in Arizona e i telescopi spaziali Hubble e Spitzer della NASA per osservare per la prima volta questo fenomeno, che potrebbe spiegare perché ci sono meno supernove del previsto.

Concetto artistico di una fusione galattica vicina a un quasar (Immagine MPIA con materiale di Nasa/Esa Hubble Space Telescope)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive la scoperta di quattro galassie molto antiche, tanto da essersi formate meno di un miliardo di anni dopo il Big Bang. Al loro interno è stato osservato un tasso di formazione stellare estremamente elevato. Un team di astronomi guidato da Roberto Decarli del Max Planck Institut für Astronomie ha scoperto per caso queste quattro galassie notando che erano vicine ad altrettanti quasar.

Parte della nebulosa Sh2-308 (Immagine ESA/Hubble & NASA)

Un’immagine catturata dal telescopio spaziale Hubble mostra parte di una nebulosa chiamata Sh2-308 che circonda la stella EZ Canis Majoris, una stella di Wolf-Rayet, un raro tipo di stella molto massiccia, oltre venti volte la massa del Sole, e molto calda che emette venti solari molto forti. Stella e nebulosa sono strettamente collegate perché i fortissimi venti solari spingono verso l’esterno notevoli quantità di idrogeno ionizzato che formano una sorta di bolla temporanea attorno ad essa.