Aloni di silice e abitabilità nel cratere Gale su Marte

Aloni nella silice marziana (Immagine NASA/JPL-Caltech)
Aloni nella silice marziana (Immagine NASA/JPL-Caltech)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Geophysical Research Letters” descrive una ricerca sugli aloni di silice scoperti nelle aree più basse delle pendici settentrionali di Aeolis Mons nel cratere Gale su Marte. Un team di ricercatori guidati da Jens Frydenvang ha usato le informazioni raccolti dal Mars Rover Curiosity della NASA per cercare di capire quanto a lungo ci sia stata acqua liquida concludendo che le condizioni necessarie sono durate più a lungo di quanto si pensasse.

La presenza di acqua liquida sulla superficie del pianeta Marte quando era giovane è ormai assodata ma stiamo parlando di un periodo che si pensava terminato quasi 3,8 miliardi di anni fa. Dopo un’era in cui Marte ebbe un’atmosfera densa e condizioni simili a quelle presenti sulla Terra, il collasso ambientale lo trasformò lentamente nel pianeta che conosciamo oggi.

Nel corso del 2015, il Mars Rover Curiosity rilevò la presenza di elevate concentrazioni di silice in un’area del cratere Gale, un mistero per gli scienziati della missione. Questa nuova ricerca sembra indicare una storia dell’ambiente marziano un po’ diversa da quella conosciuta per il legame della silice con la presenza di acqua liquida.

La silice esaminata in questa ricerca è stata trovata a un’altitudine attorno ai 20-30 metri vicino a sedimenti di antichi laghi. Jens Frydenvang, uno scienziato del team Curiosity al Los Alamos National Laboratory e all’Università danese di Copenhagen, ha puntualizzato che la posizione della silice in aloni più chiari di rocce più giovani indica che vi è stata portata da rocce più antiche dall’acqua che scorreva attraverso le fratture.

Anche quando il lago alla fine è evaporato, quantità sostanziali di acqua sono state presenti molto più a lungo del previsto. Lo strumento Chemistry and Camera (ChemCam) del Mars Rover Curiosity usato per analizzare gli aloni qualche tempo fa aveva permesso di scoprire che nell’area c’è boro, la prima volta che quell’elemento veniva scoperto sulla superficie di Marte. Il boro è associato a siti dove molta acqua è evaporata, un ulteriore indizio riguardo agli antichi eventi di quell’area.

Se l’acqua è rimasta in forma liquida per un tempo maggiore del previsto, ciò significa che anche le condizioni favorevoli alla vita sono durate più a lungo, almeno in quella fonte sotterranea. Ci sono ancora molte incognite e al momento è impossibile stabilire se si siano mai davvero sviluppate forme di vita.

In realtà è possibile che per altri motivi anche in quella fonte sotterranea ci fossero altre condizioni che impedivano la sopravvivenza di qualsiasi possibile forma di vita. Lo studio dei dati raccolti dal Mars Rover Curiosity continua proprio per capire meglio l’evoluzione di quell’ambiente e del suo potenziale di abitabilità.

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