La collaborazione Dark Energy Survey ha presentato la sua prima mappa della materia oscura

La mappa della collaborazione Dark Energy Survey (Immagine Chihway Chang/Kavli Institute for Cosmological Physics at the University of Chicago/DES Collaboration)
La mappa della collaborazione Dark Energy Survey (Immagine Chihway Chang/Kavli Institute for Cosmological Physics at the University of Chicago/DES Collaboration)

La collaborazione Dark Energy Survey (DES) ha presentato al meeting dell’American Physical Society Division of Particles and Fields al Fermilab una mappa della materia oscura creata usando misurazione di lenti gravitazionali di 26 milioni di galassie. Questi risultati mostrano la composizione dell’universo recente e sono molto vicini alle previsioni basate sulla mappa creata grazie alle misurazioni riguardanti l’universo primordiale del satellite Planck Surveyor dell’ESA.

Questa nuova mappa è il risultato del lavoro di una quantità di ricercatori e per la prima volta offre la possibilità di vedere la struttura attuale dell’universo con la stessa chiarezza con cui la vediamo ai suoi inizi. Avere a disposizione due mappe che rappresentano i due estremi dal punto di vista temporale permetterà di seguire con maggior precisione lo sviluppo dell’universo e stabilire con certezza la qualità di certe previsioni.

Lo scopo principale è cercare di capire meglio la distribuzione nell’universo attuale della materia oscura, la misteriosa forma di materia che per il momento è un concetto teorico. Essa non è stata mai osservata direttamente ed è anche uno degli obiettivi delle ricerche portate avanti con gli acceleratori di particelle.

Il motivo per cui tanti fisici e astrofisici sono così certi dell’esistenza della materia oscura è perché rappresenta la migliore spiegazione trovata finora per certi effetti gravitazionali osservati nell’universo. È proprio su quel tipo di effetti che questa nuova mappa è stata basata.

Quando raggiunge un’intensità sufficiente, la forza di gravità riesce a curvare perfino la luce in un modo previsto dalla teoria della relatività generale di Albert Einstein. Ci sono casi in cui quella curvatura mostra a distanze molto elevate un’immagine ingrandita dell’oggetto da cui arriva la luce, da cui il nome lente gravitazionale.

La Dark Energy Camera è lo strumento principale utilizzato per catturare immagini di lenti gravitazionali generate da 26 milioni di galassie. Successivamente i dati sono stati elaborati al National Center for Supercomputing Applications all’Università dell’Illinois a Urbana-Champaign.

Il progetto ha una durata prevista di cinque anni e sta ancora andando avanti con l’inizio del quinto anno questo mese. La mappa rilasciata nei giorni scorsi è stata creata utilizzando i dati raccolti nel corso del primo anno e copre circa un trentesimo del cielo. Ciò significa che questa mappa rappresenta solo una piccola parte del cielo ma è un buon inizio.

10 articoli sono già stati scritti da scienziati che hanno collaborato al progetto DES. Sicuramente presto cominceranno le prime discussioni e nuovi confronti con i risultati del Planck Surveyor. Scienziati che offrono teorie alternative a quella della materia oscura potranno valutarle alla luce di questi risultati. Nei prossimi anni, con le prossime fasi della mappatura, potrebbero arrivare importanti contributi nella soluzione del mistero della materia oscura e forse anche dell’energia oscura.

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