December 2017

Strati della Grande Macchia Rossa di Giove (Immagine NASA/JPL-Caltech/SwRI)

Ieri al meeting annuale della American Geophysical Union sono state annunciate le nuove scoperte riguardanti la Grande Macchia Rossa di Giove e di una nuova zona di radiazione. I dati raccolti dalla sonda spaziale Juno della NASA durante un volo ravvicinato effettuato l’11 luglio 2017 hanno permesso di scoprire qualcosa di nuovo su quella tempesta più grande della Terra, ad esempio trovando una risposta a una delle domande fondamentali su di essa stabilendo che essa ha una profondità di circa 300 chilometri.

V404 Cygni durante il periodo esplosivo (Immagine Andrew Beardmore (Univ. of Leicester) and NASA/Swift)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” descrive una misurazione precisa del campo magnetico della corona del buco nero V404 Cygni. Un team di ricercatori ha utilizzato i dati raccolti nel 2015 durante una violenta esplosione di energia legata all’emissione di getti dal buco nero rilevati a molte lunghezze d’onda usando vari telescopi spaziali e al suolo. Il risultato di questa misurazione è stato molto sorprendente, essendo circa 400 volte inferiore alle stime precedenti.

Il quasar J1342+0928 (Immagine cortesia Mpia / Venemans et al.)

Due articoli, uno pubblicato sulla rivista “Nature” e uno pubblicato sulla rivista “Astrophysical Journal Letters”, descrivono aspetti diversi di una ricerca che ha portato alla scoperta del più antico buco nero supermassiccio conosciuto. Secondo una stima si è formato circa 690 milioni di anni dopo il Big Bang ed è difficile spiegare come abbia fatto a raggiungere una massa 800 milioni di volte quella del Sole. Etichettato come Ulas J134208.10+092838.61 o più semplicemente come J1342+0928, potrebbe essersi formato durante il cosiddetto periodo della reionizzazione.

Rappresentazione artistica del pianeta K2-18b con una densa atmosfera, la sua stella e il pianeta K2-18c sullo sfondo (Immagine cortesia Alex Boersma)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” descrive una ricerca sul sistema della stella K2-18. Un team di ricercatori ha usato lo strumento HARPS all’osservatorio La Silla dell’ESO in Cile per studiare l’esopianeta K2-18b, scoperto nel 2015, che potrebbe essere una versione di maggiori dimensioni della Terra. L’analisi dei dati ha portato alla scoperta di un secondo esopianeta, che è stato chiamato K2-18c, un po’ meno massiccio e più vicino alla sua stella perciò probabilmente troppo caldo per essere nell’area abitabile del suo sistema.

Rendering della Terra dopo l'impatto di Theia (Immagine cortesia SwRI/Marchi)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Geoscience” descrive una ricerca sulle conseguenze per la Terra del bombardamento che seguì la formazione della Luna. Secondo un team del Southwest Research Institute (SwRI) guidato dall’italiano Simone Marchi, le collisioni successive a quella che portò alla nascita della Luna continuarono ad aumentare la massa della Terra per un tempo maggiore di quanto si pensasse finora.