
Un articolo pubblicato su “Geophysical Research Letters” descrive uno studio che attribuisce a un gigantesco impatto meteorico avvenuto sull’emisfero settentrionale di Marte quasi 4 miliardi e mezzo di anni fa alcune caratteristiche del pianeta rosso. Secondo Stephen Mojzsis dell’Università del Colorado a Boulder e Ramon Brasser del Tokyo Institute of Technology in Giappone è quella la causa della presenza di metalli rari, delle differenze tra emisfero settentrionale e meridionale e forse anche dell’esistenza delle due lune.
La teoria dell’impatto di un asteroide gigante o perfino di un pianeta nano con Marte quand’era molto giovane non è affatto nuova, dato che ha circa 30 anni. Vari ricercatori hanno effettuato simulazioni sempre più sofisticate per cercare di riprodurre quell’evento e sono diventate sempre più convincenti. Il professore di scienze geologiche Stephen Mojzsis ha deciso di studiare gli elementi che compongono Marte per ottenere altre risposte e per riuscirci ha lavorato con l’astronomo Ramon Brasser.
I due scienziati hanno studiato campioni di meteoriti marziani e si sono resi conto della sovrabbondanza di metalli rari come platino, osmio e iridio nel mantello del pianeta. In condizioni normali quegli elementi vengono assorbiti nel nucleo metallico dei pianeti rocciosi ma nel caso di un impatto con un asteroide particolarmente grande le cose potrebbero andare diversamente.
Per effettuare nuove simulazioni al computer, i due scienziati hanno stimato che quegli elementi trovati nelle meteoriti marziane costituiscono circa lo 0,8% della massa di Marte. A quel punto, hanno creato una serie di simulazioni con asteroidi di diverse dimensioni per capire che caratteristiche avrebbe dovuto avere un meteorite per avere quella quantità di metalli lasciati su Marte.
I risultati migliori sono arrivati simulando l’impatto di un pianeta nano con un diametro di almeno 1.200 chilometri, superiore a quello di Cerere, avvenuto circa 4,43 miliardi di anni fa, seguito da impatti minori. Quel tipo di impatto avrebbe anche modificato la crosta di Marte causando le differenze tra i due emisferi. Secondo Stephen Mojzsis la crosta dell’emisfero settentrionale appare più giovane e ciò potrebbe confermare quella teoria.
Un impatto del genere proietta materiali in orbita, generando un anello attorno al pianeta. È possibile che quei materiali abbiano formato Deimos e Phobos, le attuali lune di Marte. Ciò spiegherebbe la varietà di elementi che le forma, che finora ha reso difficile stabilirne l’origine e il motivo per cui molti scienziati pensano che si tratti di asteroidi catturati dal pianeta rosso.
Stephen Mojzsis e Ramon Brasser intendono continuare a studiare la composizione delle meteoriti marziane per comprendere meglio la mineralogia di Marte e nuovi possibili dettagli sugli impatti subiti dal pianeta rosso. Ricostruire eventi risalenti a quasi 4 miliardi e mezzo di anni fa è difficile ma se le conseguenze sono tanto drammatiche da lasciare tracce anche dopo un tempo così lungo è possibile riuscirci. Sicuramente la questione non è del tutto risolta e ci potrebbero essere ancora discussioni e perfezionamenti nei modelli con nuove scoperte.
