15 esopianeti che orbitano attorno a nane rosse confermati compresa una super-Terra dal potenziale interessante

Schema di esopianeti e nane rosse
Schema di esopianeti e nane rosse

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” riporta la conferma di 15 esopianeti che orbitano attorno a nane rosse. Un team di ricercatori guidati da Teruyuki Hirano dell’Istituto di Tecnologia di Tokyo ha usato dati raccolti dal telescopio spaziale Kepler della NASA e successive osservazioni mirate. Un altro articolo sulla stessa rivista si concentra su 3 super-Terre confermate tra cui K2-155d, che potrebbe essere nell’area abitabile del suo sistema.

In poco più di vent’anni trascorsi dalla scoperta del primo esopianeta, la ricerca si è concentrata soprattutto su stelle simili al Sole ma negli ultimi anni si sta espandendo. Le piccole nane rosse sono le stelle più numerose e hanno una vita lunghissima perché consumano molto lentamente il loro idrogeno. Tuttavia, esse possono colpire duramente con brillamenti i pianeti abbastanza vicini da ricevere abbastanza energia da mantenere l’acqua liquida sulla loro superficie.

Le possibilità che un pianeta orbitante attorno a una nana rossa mantenga un’atmosfera stabile sono ancora oggetto di controversia perché ne sappiamo ancora troppo poco. Da questo punto di vista, il sistema della minuscola nana ultra-fredda TRAPPIST-1 con i suoi 7 pianeti rocciosi rappresenta la frontiera della ricerca su quegli esopianeti.

Il telescopio spaziale Kepler della NASA continua a essere fondamentale nella ricerca di esopianeti nella sua missione K2 e durante le campagne tra la 5 e la 10 ha osservato 12 nane rosse trovando una serie di potenziali esopianeti. Il team di Teruyuki Hirano ha confermato l’esistenza di 15 di essi grazie a successive osservazioni mirate con il telescopio Subaru, il Nordic Optical Telescope (NOT) e altri.

La situazione più interessante è stata trovata nel sistema di K2-155, a circa 200 anni luce dalla Terra, dove i ricercatori hanno confermato la presenza di 3 super-Terre un po’ più grandi della Terra. La più esterna, K2-155d, con un anno che dura poco più di 40 giorni terrestri e un diametro 1,6 volte quello della Terra, è quella più promettente per quanto riguarda il potenziale di abitabilità ma ci sono ancora molte incognite sulle sue caratteristiche.

A causa di questi dubbi è stato possibile creare solo simulazioni basate su ipotesi che potrebbero essere completamente errate. I parametri usati nelle simulazioni sono riassunti nella parte sinistra dell’immagine (cortesia Tokyo Institute of Technology), dove la temperatura sulla superficie del pianeta K2-155d è una funzione della quantità di radiazioni provenienti dalla sua stella. Quando quella quantità supera 1,5 si innesca un effetto serra incontrollato.

I ricercatori hanno simulato le condizioni possibili sul pianeta K2-155d se esso fosse effettivamente una versione più grande della Terra ma con una composizione e un’atmosfera simili a quelle della Terra. Teruyuki Hirano è il primo a essere cauto dichiarando che non c’è garanzia che quello sia il caso.

Questa ricerca sul pianeta K2-155d dopo la conferma della sua esistenza e in generale la scoperta di vari esopianeti che orbitano attorno a nane rosse indica che questo tipo di ricerca va continuato. Ulteriori ricerche potrebbero anche risolvere alcuni misteri come ad esempio la scarsità di esopianeti tra 1,5 e 2 masse terrestri rispetto a quelli un po’ più piccoli e un po’ più grandi.

Nella parte a destra dell’immagine viene mostrato un istogramma che indica il numero di esopianeti suddivisi per masse terrestri. In colore rosa-viola ci sono quelli che orbitano attorno a nane rosse con temperatura superficiale attorno ai 3.500-4.000 Kelvin, in sfumature di blu quelli che orbitano attorno a nane rosse con temperatura superficiale inferiore a 3.500 Kelvin.

Un aiuto nelle indagini sui sistemi delle nane rosse arriverà con il lancio del nuovo cacciatore di pianeti della NASA, il telescopio spaziale TESS (Transiting Exoplanet Survey Satellite), in programma fra poche settimane. Questa nuova missione dovrebbe costituire un passo in avanti in questo tipo di ricerca migliorando anche le possibilità di ulteriori osservazioni mirate.

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