August 2016

La nube molecolare dietro la nebulosa di Orione vista da HAWK-I (a sinistra) e da ALMA (a destra) (Immagine ESO/Goicoechea et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive una ricerca sulla nube molecolare situata dietro la nebulosa di Orione. Un gruppo di ricercatori ha utilizzato lo strumento HAWK-I montato sul Very Large Telescope (VLT) e il radiotelescopio ALMA, entrambi dell’ESO, per osservare momenti chiave di fenomeni astrochimici, cioè delle reazioni chimiche che avvengono nello spazio e in questo caso in quell’area e un giorno porteranno alla nascita di nuove stelle.

Simulazione della struttura su larga scala dell’Universo (Immagine Nico Hamaus, Universitäts-Sternwarte München, Ohio State University)

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “Physical Review Letters” descrive una ricerca sulla distribuzione della materia nell’universo effettuata in un modo diverso dal solito. Un team internazionale di ricercatori ha studiato i vuoti cosmici come se fossero i negativi fotografici da cui ricavare informazioni sulla materia ordinaria, sulla materia oscura e sull’energia oscura.

Concetto artistico del possibile aspetto di Venere due miliardi di anni fa (Immagine NASA)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Geophysical Research Letters” descrive una ricerca in cui modelli informatici sono stati utilizzati per simulare il possibile passato del clima sul pianeta Venere. Un team di scienziati del Goddard Institute for Space Studies (GISS) della NASA guidati da Michael Way ha concluso che forse due miliardi di anni fa su Venere c’era un oceano di acqua liquida e le condizioni sulla superficie erano favorevoli alla vita.

L'area attorno alla galassia nana DDO 68 con un possibile satellite viste da LBT (Immagine cortesia Francesca Annibali/INAF)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” descrive una ricerca sulla galassia nana DDO 68. Un team internazionale di ricercatori guidato da Francesca Annibali dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) ha utilizzato il Large Binocular Telescope (LBT) per effettuare le osservazioni che hanno permesso di dimostrare che anche una galassia molto piccola può catturare galassie ancora più piccole.

Un momento dell'eruzione solare del 24 luglio 2016 (Immagine NASA's Goddard Space Flight Center; Joy Ng, producer/IRIS/Lockheed Martin Solar and Astrophysics Laboratory)

La NASA ha rilasciato le immagini catturate dalla sua sonda spaziale IRIS relative a una sorta di pioggia caduta sul Sole il 24 luglio 2016. Quest’evento si è verificato durante un brillamento solare di media intensità che ha determinato l’espulsione di materiale solare, plasma a temperature elevatissime che poi è ricaduto come una pioggia e per questo viene chiamato pioggia coronale o in gergo più tecnico post-flare loop.