2017

L'area di Margaritifer Terra ed Erythraeum Chaos con il grande cratere (Immagine ESA/DLR/FU Berlin, CC BY-SA 3.0 IGO)

L’ESA ha pubblicato nuove immagini di un cratere del diametro di circa 70 chilometri nella regione del pianeta Marte chiamata Margaritifer Terra. Si tratta di una composizione di due immagini catturate dallo strumento High Resolution Stereo Camera (HRSC) della sonda spaziale Mars Express a quasi esattamente 10 anni di distanza nel marzo 2007 e nel febbraio 2017. Il cratere e l’area circostante mostrano per l’ennesima volta prove della presenza di acqua liquida nel passato remoto di Marte.

La nebulosa Boomerang vista da ALMA e Hubble (Immagine ALMA (ESO/NAOJ/NRAO); NASA/ESA Hubble; NRAO/AUI/NSF)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” descrive una ricerca sulla nebulosa Boomerang, definita il luogo più freddo dell’universo. Un team guidato da Raghvendra Sahai del Jet Propulsion Laboratory della NASA ha utilizzato il radiotelescopio ALMA per capire perché il flusso di materiali provenienti dalla stella al centro della nebulosa si stia espandendo molto rapidamente. Secondo gli astronomi c’è una compagna e le interazioni gravitazionali tra le due stelle hanno accelerato quel flusso.

Rappresentazione artistica della stella KELT-9 e del pianeta KELT-9b (Immagine NASA/JPL-Caltech)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive lo studio del pianeta KELT-9b. Si tratta di un caso estremo di gioviano caldo, un pianeta gigante gassoso come Giove tanto vicino alla propria stella da essere riscaldato notevolmente. KELT-9b ha una temperatura superficiale stimata nell’area esposta alla propria stella che può superare i 4.600 Kelvin, tanto che probabilmente la sua atmosfera si sta disperdendo nello spazio e potrebbe avere una coda simile a quella delle comete.

Chandra Deep Field-South e illustrazione di un buco nero supermassiccio (Immagine X-ray: NASA/CXC/Univ. of Rome/E.Pezzulli et al. Illustration: NASA/CXC/M.Weiss)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive una ricerca sui meccanismi di crescita dei buchi neri supermassicci. Un team di sei ricercatrici italiane guidato da Edwige Pezzulli, dottoranda dell’Inaf di Roma, propone un modello che prevede che questi oggetti possano raggiungere masse anche miliardi di volte quella del Sole non con una crescita continua ma con periodici “pasti” molto rapidi durante i quali inghiottono enormi quantità di materia.