July 2019

Una spiegazione alla scarsa presenza di oro e altri elementi rari sulla Luna

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” offre una possibile spiegazione della notevole differenza nella presenza di alcuni elementi chimici sulla Terra e sulla Luna accettando comunque la teoria dell’origine comune in seguito a un impatto con la Terra primordiale. Un team di ricercatori ha eseguito una serie di simulazioni degli impatti che potrebbero essere avvenuti sulla Luna durante la prima fase della sua storia concludendo che la ritenzione degli elementi classificati come altamente siderofili è iniziata 4,35 miliardi di anni fa, all’epoca in cui la maggior parte del magma che copriva la superficie lunare si solidificò.

Possibili lune in formazione attorno all'esopianeta PDS 70 c

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta l’osservazione di quello che viene interpretato come un disco circumplanetario nel sistema della giovane stella PDS 70. Un team di ricercatori guidato da Andrea Isella della Rice University di Houston, in Texas, ha usato il radiotelescopio ALMA per rilevare le emissioni di quel disco che circonda l’esopianeta PDS 70 c e secondo gli astronomi è del tipo che controlla la formazione di pianeti e di un sistema di lune come quelle attorno al pianeta Giove.

Il telescopio spaziale Spektr-RG al decollo su un razzo Proton (Immagine cortesia Roscosmos)

Poco più di due ore fa il telescopio spaziale Spektr-RG è stato lanciato su un razzo vettore Proton dal cosmodromo kazako di Baikonur. Dopo circa due ore si è separato dallo stadio superiore del razzo per dirigersi verso il punto lagrangiano L2, a circa 1,5 milioni di chilometri dalla Terra.

Il telescopio spaziale Spektr-RG (Spektr-Roentgen Gamma, SRG) è un progetto nato da una collaborazione delle agenzie spaziali Roscosmos per la Russia e DLR per la Germania per l’osservazione del cielo a raggi X. Questo tipo di astronomia è rimasto un po’ azzoppato dalla fine molto prematura della missione giapponese Hitomi mentre i telescopi spaziali Chandra della NASA e XMM-Newton dell’ESA sono ancora attivi ma si tratta di missioni iniziate ormai vent’anni fa.

La galassia NGC 3147 (Immagine ESA/Hubble & NASA, A. Riess et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society: Letters” riporta uno studio su un buco nero supermassiccio circondato da un disco di materiali che ha rivelato caratteristiche inaspettate. Un team di ricercatori guidato da Stefano Bianchi dell’Università degli Studi Roma Tre che include ricercatori di INAF (Istituto nazionale di astrofisica) e ASI (Agenzia Spaziale Italiana) ha usato il telescopio spaziale Hubble per osservare il nucleo della galassia NGC 3147 scoprendo un disco piccolo e tenue, una versione ridotta dei grandi dischi tipici dei nuclei galattici attivi, una struttura che non dovrebbe esistere. La scoperta rappresenta una nuova opportunità per testare alcuni effetti relativistici ma potrebbe costringere gli astronomi a rivedere certi modelli sui nuclei galattici attivi.

Il satellite Falcon Eye 1 al decollo su un razzo vettore Vega (Immagine cortesia Arianespace. Tutti i diritti riservati)

Poche ore fa un razzo vettore Vega è stato lanciato dalla base di Kourou, nella Guiana Francese, per mettere in orbita il satellite Falcon Eye 1 degli Emirati Arabi Uniti. Circa due minuti dopo il lancio, subito dopo quella che doveva essere l’accensione del secondo stadio c’è stata un’anomalia che ha causato il fallimento della missione. Si tratta del primo fallimento per il razzo Vega dopo 14 successi.