June 2022

Un esempio dei sistemi studiati nell'indagine Gemini-LIGHTS

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “The Astronomical Journal” riporta i risultati dell’indagine Gemini-LIGHTS su 44 giovani stelle massicce. Un team di ricercatori ha usato il Gemini Planet Imager (GPI) montato sul telescopio Gemini Sud in Cile per studiare i dischi di materiali attorno a queste stelle per verificare se al loro interno si siano formati pianeti e le strutture degli anelli. I risultati hanno rivelato la presenza di possibili pianeti e perfino di nane brune con differenze tra i dischi che circondano stelle con una massa fino a tre volte quella del Sole e dischi che circondano stelle più massicce.

Il sistema di HD 53143 visto da ALMA (Immagine ALMA (ESO/NAOJ/NRAO)/M. MacGregor (U. Colorado Boulder); S. Dagnello (NRAO/AUI/NSF))

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta i risultati di uno studio del giovane sistema di HD 53143, nel quale una stella simile al Sole è circondata da un disco di materiali con una struttura diversa da tutti quelli conosciuti finora che potrebbe includere un pianeta. Un team di ricercatori ha usato il radiotelescopio ALMA per studiare quel disco, che è molto eccentrico invece di essere circolare con la stella al centro. Il disco attorno a HD 53143 ha una forma ellittica e la stella è in uno dei fuochi dell’ellisse, ben lontana dal centro. I risultati sono stati presentati al 240° meeting della American Astronomical Society (AAS) tenuto in questi giorni a Pasadena, in California.

Infografica che mostra i vari sottoinsiemi di dati riguardanti un totale di circa 1.800.000.000 stelle osservate dalla sonda spaziale Gaia

L’ESA ha pubblicato la terza mappa tridimensionale del cielo che include la Via Lattea e le galassie vicine ottenuta dalla sonda spaziale Gaia, la più dettagliata di questo tipo mai prodotta. Questo catalogo, costruito grazie a quello che è stato chiamato Data Release 3 (DR3), amplia notevolmente le precedenti mappe rilasciate dall’ESA negli anni scorsi. Alcune incertezze riguardanti l’elaborazione dei dati, causate anche dall’inizio della pandemia, hanno portato l’ESA a pubblicare un’anticipazione della DR3 chiamata EDR3 (Early Data Release 3) il 3 dicembre 2020.

L'area del lampo radio veloce FRB 190520B (in rosso) vista dal radiotelescopio VLA (Immagine Niu, et al.; Bill Saxton, NRAO/AUI/NSF; CFHT)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta l’individuazione di un nuovo lampo radio veloce che è stato catalogato come FRB 190520B. Un team di ricercatori ha ottenuto questa scoperta grazie al radiotelescopio FAST in Cina. Recentemente, il numero di lampi radio veloci conosciuti è aumentato notevolmente ma in questo caso si tratta di un fenomeno che si ripete e ciò lo rende raro e particolarmente interessante. FRB 190520B ha caratteristiche diverse dagli altri lampi radio veloci dato che si ripete, come quello catalogato come FRB 121102. Le stelle di neutroni di tipo magnetar sono le più probabili candidate come fonti di queste emissioni e la magnetar che genera FRB 190520B potrebbe essersi appena formata dopo una supernova.

Abell 2146 visto ai raggi X dallOsservatorio per i raggi X Chandra (Immagine NASA/CXC/Univ. of Nottingham/H. Russell et al.; Optical: NAOJ/Subaru)

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “The Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta i risultato delle osservazioni di Abell 2146, composto da due ammassi galattici in fase di fusione. Un team di ricercatori guidato da Helen Russell dell’Università britannica di Nottingham ha usato l’Osservatorio per i raggi X Chandra della NASA per studiare l’onda d’urto che si è formata lungo la linea di collisione tra i due ammassi e lunga circa 1,6 milioni di anni luce. I processi in atto mostrano similitudini con altri che avvengono su scala molto più piccola come ad esempio quelli generati dal vento solare.