2022

La Nebulosa di Orione vista dal telescopio spaziale James Webb (Immagine cortesia NASA, ESA, CSA, PDRs4All ERS Team; elaborazione immagine Salomé Fuenmayor)

Nuove immagini della regione interna della Nebulosa di Orione catturate dal telescopio spaziale James Webb mostrano nuovi dettagli di una culla stellare che è stata già studiata molte nel corso del tempo ma continua a rivelare nuovi oggetti ogni volta che un nuovo strumento viene usato per studiarla. Queste osservazioni sono state condotte come parte del programma ERS (Early Release Science) di Webb e ottenute l’11 settembre perciò al momento non sono ancora disponibili articoli scientifici sull’argomento ma nel futuro possiamo aspettarci analisi dei dati raccolti e qualche nuova scoperta sui processi legati alla formazione di stelle e pianeti.

Il Sole visto dalla sonda spaziale Solar Orbiter il 25 marzo 2022

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” offre una soluzione al mistero dell’inversione del campo magnetico locale nell’atmosfera solare, in gergo chiamato switchback, osservata negli ultimi decenni. Un team di ricercatori con un’importante partecipazione dell’Istituto nazionale di astrofisica (INAF) ha usato rilevazioni condotte con lo strumento METIS progettato anche dall’INAF della sonda spaziale Solar Orbiter per mettere alla prova le teorie prodotte nel corso degli anni.

L'ammasso NGC 346 visto da Hubble (NASA, ESA, A. James (STScI))

Due articoli pubblicati sulla rivista “The Astrophysical Journal” riportano diversi aspetti di uno studio su NGC 346, un ammasso aperto di stelle nella Piccola Nube di Magellano, una delle galassie nane satellite della Via Lattea. Due team di ricercatori che hanno in comune le rispettive guide, Elena Sabbi dello Space Telescope Science Institute e Peter Zeidler dell’AURA/STScI per l’ESA, hanno usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale Hubble e il VLT. Hanno esaminato il movimento a spirale delle stelle dell’ammasso al suo interno, un movimento che sembra favorire la formazione stellare.

Un confronto tra il sistema di LP 890-9 e il sistema solare interno con le caratteristiche delle stelle e dei loro pianeti rocciosi

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta l’identificazione di due super-Terre nel sistema di LP 890-9, una stella piccola anche per gli standard delle nane rosse. Un team di ricercatori guidato dall’astrofisica Laetitia Delrez dell’Università belga di Liegi ha esaminato un candidato individuato dal telescopio spaziale TESS usando l’osservatorio meridionale del progetto SPECULOOS per monitorare quel sistema confermando l’esistenza dell’esopianeta catalogato LP 890-9b. SPECULOOS ha trovato un secondo esopianeta grazie all’osservazione di ulteriori transiti che è stato catalogato come LP 890-9c ed è nell’area abitabile del suo sistema. Solo TRAPPIST-1 è una stella più piccola di LP 890-9 tra quelle conosciute per avere pianeti.

Rappresentazione artistica di varie stelle con le dimensioni in scala e i colori che vediamo oggi

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta uno studio sulla storia delle osservazioni di Betelgeuse che conclude che 2.000 anni fa questa stella era di colore giallo e non rosso. Un team di ricercatori guidato dal professor Ralph Neuhäuser dell’Università tedesca di Jena ha esaminato antichi documenti astronomici che riportano osservazioni condotte in varie parti del mondo in cui Betelgeuse viene descritta in modo ben diverso da come appare oggi. La conclusione è che è entrata nella fase di gigante rossa solo da poco in termini astronomici. Ricostruire la storia di questa stella offre informazioni sulla sua evoluzione che aiutano a predire i suoi cambiamenti futuri.