2022

Il sistema SVS 13 visto da ALMA

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio sul sistema binario catalogato come SVS 13, formato da due protostelle circondate da dischi di materiali che potrebbero portare alla formazione di pianeti. Un team di ricercatori ha utilizzato trent’anni di osservazioni condotte con il VLA e nuove osservazioni condotte con il radiotelescopio ALMA per ottenere un quadro dettagliato della situazione. La conclusione è che ognuna delle due protostelle ha un suo disco circumstellare e che esiste un terzo disco del tipo circumbinario che orbita attorno a entrambe le stelle. L’analisi dei dati ha portato anche a identificare quasi trenta molecole nel sistema SVS 13 tra cui tredici molecole organiche complesse precursori della vita.

Rappresentazione artistica della magnetar SGR 1830 e delle sue macchie (Immagine NASA's Goddard Space Flight Center)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta uno studio sulla magnetar catalogata come SGR 1830-0645, o semplicemente SGR 1830, e di macchie sulla sua superficie che hanno generato emissioni di raggi X. Un team di ricercatori ha usato il telescopio NICER installato sulla Stazione Spaziale Internazionale per monitorare le esplosioni di energia sulla superficie di SGR 1830 e la fusione di tre macchie in una sola. Altri dati sono stati raccolti grazie al telescopio spaziale Swift della NASA. La conclusione è che si tratti di un’attività che ha analogie con i movimenti delle placche tettoniche sulla Terra. Il campo magnetico della magnetar può portare la sua superficie al punto di deformarsi, spezzarsi e perfino fondersi anche se è estremamente dura. Le macchie sono aree in cui archi luminosi simili a quelli solari si collegano alla superficie.

Alcune immagini catturate dallo strumento ACS (Immagine NASA, ESA)

NASA ed ESA hanno celebrato il 20° anniversario dell’installazione dello strumento ACS (Advanced Camera for Surveys) del telescopio spaziale Hubble con la pubblicazione di alcune immagini tra le oltre 125.000 catturate nel corso di questi vent’anni di servizio. Il 7 marzo 2002, gli astronauti James Newman e Mike Massimino installarono l’ACS nel corso della missione STS-109 dello space shuttle Columbia. Questo strumento ha offerto un notevole contributo a tante straordinarie ricerche astronomiche condotte utilizzando Hubble.

Concetto artistico dell'evoluzione della kilonova GW170817

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal Letter” riporta uno studio basato sulle emissioni di raggi X provenienti dalla kilonova generata dalla fusione di due stelle di neutroni nell’evento rilevato alle onde gravitazionali il 17 agosto 2017 e catalogato come GW170817. Un team di ricercatori ha usato osservazioni condotte con l’Osservatorio per i raggi X Chandra della NASA negli anni successivi alla prima rilevazione per monitorare l’evoluzione dei resti della kilonova. Finora si tratta dell’unica kilonova identificata con certezza ed è stata rilevata sia alle onde elettromagnetiche che alle onde gravitazionali ma ancora non vi è la certezza di cosa sia stato prodotto dall’evento GW170817. Le emissioni di raggi X potrebbero indicare che è nato un buco nero ma potrebbe trattarsi di emissioni che costituiscono una sorta di bagliore residuo della kilonova.

Il sistema HR 6819 nella nuova interpretazione dei dati (Immagine ESO/L. Calçada)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta un nuovo studio sul sistema HR 6819 che offre una spiegazione più convincente di quella proposta nel 2020, quando venne proposta la presenza di un buco nero come parte di un sistema triplo. Un team di ricercatori guidato da Abigail Frost della Ku Leuven, in Belgio, che include membri del team che aveva sostenuto la presenza del buco nero e membri del team che aveva già offerto una spiegazione alternativa, ha usato nuove osservazioni ottenute con il VLT dell’ESO che includono l’uso dell’interferometro VLTI per cercare di ottenre una risposta definitiva. La conclusione è che HR 6819 è un sistema binario in cui non c’è alcun buco nero ma è in atto un fenomeno di vampirismo stellare in cui una delle due stelle ha strappato grandi quantità di idrogeno alla compagna.