2022

Plutone e Sputnik Planitia

Un articolo pubblicato sulla rivista “Journal of Geophysical Research: Planets” riporta uno studio che affronta ancora una volta la questione della possibilità che il pianeta nano Plutone abbia o almeno abbia avuto in passato un oceano sotterraneo. P. J. McGovern, O. L. White e P. M. Schenk hanno usato dati raccolti dalla sonda spaziale New Horizons della NASA per analizzare in particolare le caratteristiche geologiche di Sputnik Planitia, un vasto bacino che costituisce la parte occidentale della regione a forma di cuore di Plutone. I risultati sono importanti per valutare ad esempio lo spessore della sua litosfera e come si è formato questo pianeta nano.

Il centro della Via Lattea visto da MeerKAT

Due articoli accettati per la pubblicazione, uno sulla rivista “The Astrophysical Journal” e uno sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters”, riportano diversi aspetti di uno studio sul centro della Via Lattea. Un team di ricercatori ha utilizzato il radiotelescopio MeerKAT per poter esaminare il centro galattico con una nitidezza e una profondità mai ottenuta prima. Ciò ha permesso di ottenere nuove informazioni su bolle radio, resti di supernove, culle stellari, la regione attorno al buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea e molti filamenti radio.

Jovis Tholus e il cratere vicino ad esso

Un’immagine catturata dalla macchina fotografica HSRC (High Resolution Stereo Camera) della sonda spaziale Mars Express dell’ESA mostra il vulcano a scudo Jovis Tholus su Marte e l’area circostante con le sue formazioni geologiche. La regione di Tharsis in cui si trova Jovis Tholus include alcuni grandi vulcani, in particolare Olympus Mons, il più grande vulcano del sistema solare. Le caldere interconnesse di Jovis Tholus indicano un lungo periodo di attività vulcanica e le più recenti, ognuna delle quali ha un fondo un po’ più basso, finiscono per incontrare colate laviche ancor più recenti. Con i suoi 1.500 metri di altezza e il diametro di 58 chilometri, Jovis Tholus è molto più piccolo di Olympus Mons eppure fornisce molte informazioni sulla geologia della regione di Tharsis e sulla relativa attività vulcanica.

La galassia di Andromeda (M31) con l'ammasso B023-G078

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta la scoperta di un raro buco nero di massa intermedia nella galassia di Andromeda al centro di quello che potrebbe essere un nucleo spogliato, ciò che rimane di una galassia inghiottita da Andromeda. Un team di ricercatori ha osservato l’ammasso stellare catalogato come B023-G078 all’Osservatorio Gemini e con il telescopio spaziale Hubble per poter calcolare la distribuzione di massa al suo interno, un passo cruciale per capire la sua natura di nucleo spogliato e individuare il buco nero di massa intermedia. Potrebbe trattarsi di un modo per scoprire questo raro tipo di buchi neri, che secondo alcuni modelli si fonde con altri per formare buchi neri supermassicci in seguito a fusioni galattiche.

Il sistema di Eta Carinae

Una nuova immagine ritrae Eta Carinae mettendo assieme osservazioni in varie bande dello spettro elettromagnetico dagli infrarossi ai raggi X grazie ai telescopi spaziali Hubble, Chandra e Spitzer. Ogni frequenza offre alcuni dati specifici su questa coppia di stelle celebre soprattutto per la cosiddetta Grande Eruzione che la rese particolarmente brillante per molti anni con un picco nel 1843. I dati messi assieme hanno anche permesso di creare modelli tridimensionali della Nebulosa Omuncolo e delle nubi di gas e polveri che circondano la coppia. Si tratta di una ricerca utile agli astronomi per capire l’evoluzione di Eta Carinae e anche dal punto di vista didattico all’interno del programma Universe of Learning della NASA.