Massimo Luciani

La stella LHS 1815

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” riporta la scoperta dell’esopianeta LHS 1815b grazie al telescopio spaziale TESS della NASA. Un team di ricercatori guidati da Tianjun Gan della Tsinghua University di Pechino, in Cina, ha confermato l’esistenza di quel pianeta usando vari strumenti fotometrici, spettroscopici e fotografici al suolo. La conclusione è che le sue dimensioni sono leggermente superiori a quelle della Terra ma è molto più denso per una massa fino a 8,7 volte quella della Terra. La caratteristica più unica è che si tratta del primo esopianeta scoperto nel cosiddetto disco spesso della Via Lattea, una delle strutture che formano circa due terzi delle galassie a forma di disco.

3XMM J215022.4−055108 nel cerchietto (Immagine NASA, ESA, and D. Lin (University of New Hampshire)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta la scoperta delle migliori prove finora trovate dell’esistenza di buchi neri di massa intermedia. Un team di ricercatori guidati da Dacheng Lin dell’Università del New Hampshire ha usato il telescopio spaziale Hubble per uno studio mirato basato su dati raccolti ai raggi X da altri telescopi spaziali che avevano osservato la fonte catalogata come 3XMM J215022.4-055108. Il risultato è che questa fonte si trova in un ammasso stellare denso alla periferia di un’altra galassia e le caratteristiche indicano che si tratta di un buco nero di massa intermedia con una massa oltre 50.000 volte quella del Sole.

Il quasar MG J0414+0534

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta l’osservazione di getti di particelle cariche provenienti da un buco nero supermassiccio che interagiscono con nubi di gas attorno ad essi nel quasar MG J0414+0534, distante circa 11 miliardi di anni luce. Un team di ricercatori ha usato il radiotelescopio ALMA per osservare quel quasar ma i dettagli sono stati rilevati grazie a un effetto di lente gravitazionale generato da una galassia tra il quasar e la Terra. L’interazione tra getti e nubi suggerisce che l’attività del quasar nelle onde radio sia allo stadio iniziale e quindi utile per capire meglio i primi stadi di evoluzione delle galassie che ospitano un quasar nell’universo primordiale.

Concetto artistico del cargo spaziale Dragon XL dopo la separazione dal secondo stadio del razzo Falcon Heavy (Immagine cortesia SpaceX)

La NASA ha annunciato di aver selezionato SpaceX come primo fornitore all’interno del contratto Gateway Logistics Services per trasportare carichi, esperimenti e altri rifornimenti al Gateway Lunare, parte del programma Artemis che punta a riportare astronauti sulla Luna. Almeno due missioni verranno compiute con il cargo spaziale Dragon XL, una nuova variante del cargo Dragon 2 ottimizzata per trasportare oltre 5 tonnellate di carichi nell’orbita lunare. I tempi di queste missioni non sono chiari a causa dei cambi di piani della NASA, che recentemente ha deciso di eliminare l’uso del Gateway Lunare per la missione che dovrebbe avvenire entro il 2024 per usarlo negli anni successivi.

Urano visto dalla sonda spaziale Voayger 2 (Immagine NASA/JPL-Caltech)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Geophysical Research Letters” riporta la scoperta di un plasmoide, una struttura composta da plasma formato soprattutto di idrogeno in mezzo a campi magnetici, nella coda della magnetosfera del pianeta Urano che si allontanava da esso. La formazione del plasmoide non è un evento nuovo perché Gina DiBraccio e Daniel J. Gershman del Goddard Space Flight Center della NASA hanno esaminato rilevazioni compiute dalla sonda spaziale Voyager 2 durante il passaggio ravvicinato a Urano avvenuto il 24 gennaio 1986. Si tratta del primo plasmoide scoperto nella magnetosfera di Urano e potrebbe costituire un meccanismo cruciale per la sua perdita di atmosfera.