Massimo Luciani

La sonda spaziale Psyche della NASA decolla su un razzo vettore Falcon Heavy (Immagine NASA TV)

Poco fa la sonda spaziale Psyche della NASA è stata lanciata su un razzo vettore Falcon Heavy di SpaceX dal Kennedy Space Center. Dopo poco più di un’ora si è separata con successo dall’ultimo stadio del razzo e si è immessa sulla sua rotta che la porterà nello spazio profondo, verso l’asteroide 16 Psyche, che raggiungerà verso la fine del luglio 2029 per studiare la sua struttura composta soprattutto di ferro-nickel.

Parte della cintura di asteroidi tra Marte e Giove e distante al momento circa 3,6 miliardi di chilometri dalla Terra, l’asteroide 16 Psyche è uno dei più grandi conosciuti. È un asteroide di tipo M, il tipo con il maggiore contenuto di metalli. Ha una forma irregolare con una lunghezza massima di quasi 280 chilometri, che lo avvicina alle dimensioni di un pianeta nano.

Concetto artistico di nana rossa in una fase di brillamenti (Immagine NASA, ESA, and D. Player (STScI))

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta i risultati di osservazioni spettroscopiche dell’attività della stella TRAPPIST-1 condotte con il telescopio spaziale James Webb. Un team di ricercatori ha osservato quattro brillamenti di questa nana ultra-fredda, avvenute nel corso di circa 27 ore. Aggiungendo dati ottenuti con altri strumenti è stato possibile sviluppare un metodo matematico per separare la luce di quei brillamenti dalla normale radiazione stellare. Nello studio di una stella molto piccola ma anche attiva, ciò è molto utile per migliorare la qualità delle osservazioni dei sette pianeti rocciosi del sistema di TRAPPIST-1.

AT2023fhn visto da Hubble

Un articolo in pubblicazione sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta l’osservazione di un transiente ottico blu e veloce, un raro tipo di esplosione cosmica dalla natura ancora incerta che è stato catalogato come AT2023fhn. Un team di ricercatori ha usato vari telescopi per cercare di studiare uno dei pochi fenomeni di questo tipo conosciuti finora ma ciò ha portato più domande che risposte perché la sua origine è stata individuata lontano da qualsiasi galassia.

Un mosaico di foto di Arrokoth scattate dallo strumento LORRI della sonda spaziale New Horizons sulla sinistra e una mappa geologica dell'asteroide sulla destra

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Planetary Science Journal” riporta uno studio sulle formazioni simili a montagnette trovate sull’asteroide Arrokoth dalla sonda spaziale New Horizons della NASA. Le immagini raccolte mostrano che soprattutto il lobo più grande, che è stato chiamato Wenu, è dominato da queste formazioni geologiche ma anche il lobo più piccolo, che è stato chiamato Weeyo, ne ha diverse. Un team di ricercatori guidato da Alan Stern ha condotto simulazioni che indicano che si tratta delle tracce di corpi più piccoli che si sono uniti nel primissimo periodo della storia del sistema solare. Ciò offre nuove informazioni sui meccanismi di formazione non solo degli asteroidi ma anche di corpi rocciosi più grandi.

La regione G35.2-0.7N (Immagine ESA/Hubble & NASA, R. Fedriani, J. Tan)

Un’immagine catturata dal telescopio spaziale Hubble raffigura la regione di formazione stellare catalogata come G35.2-0.7N, nella quale si formano anche stelle massicce. Le protostelle sono circondate da bozzoli di gas e polveri che a loro volta sono all’interno di nubi più grandi e ciò di solito le rende invisibili. Tuttavia, una di quelle protostelle vicina al centro dell’immagine sta emettendo getti di materiali che illuminano la regione e scavano all’interno del gas permettendo a una parte della luce protostellare di uscire.

Distante circa 7.200 anni luce dalla Terra, la regione G35.2-0.7N è interessante per gli astronomi che studiano i processi che portano alla nascita delle stelle. Lo strumento Wide Field Camera 3 (WFC3) del telescopio spaziale Hubble è uno dei tanti che sono stati usati nel corso del tempo in vari studi scattando fotografie che ora sono state assemblate in un’unica immagine.