Massimo Luciani

Un confronto tra il sistema di LP 890-9 e il sistema solare interno con le caratteristiche delle stelle e dei loro pianeti rocciosi

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta l’identificazione di due super-Terre nel sistema di LP 890-9, una stella piccola anche per gli standard delle nane rosse. Un team di ricercatori guidato dall’astrofisica Laetitia Delrez dell’Università belga di Liegi ha esaminato un candidato individuato dal telescopio spaziale TESS usando l’osservatorio meridionale del progetto SPECULOOS per monitorare quel sistema confermando l’esistenza dell’esopianeta catalogato LP 890-9b. SPECULOOS ha trovato un secondo esopianeta grazie all’osservazione di ulteriori transiti che è stato catalogato come LP 890-9c ed è nell’area abitabile del suo sistema. Solo TRAPPIST-1 è una stella più piccola di LP 890-9 tra quelle conosciute per avere pianeti.

Rappresentazione artistica di varie stelle con le dimensioni in scala e i colori che vediamo oggi

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta uno studio sulla storia delle osservazioni di Betelgeuse che conclude che 2.000 anni fa questa stella era di colore giallo e non rosso. Un team di ricercatori guidato dal professor Ralph Neuhäuser dell’Università tedesca di Jena ha esaminato antichi documenti astronomici che riportano osservazioni condotte in varie parti del mondo in cui Betelgeuse viene descritta in modo ben diverso da come appare oggi. La conclusione è che è entrata nella fase di gigante rossa solo da poco in termini astronomici. Ricostruire la storia di questa stella offre informazioni sulla sua evoluzione che aiutano a predire i suoi cambiamenti futuri.

La stella HIP 65426 in un'immagine della Digitalized Sky Survey e in basso l'esopianeta HIP 65426 b visto a differenti frequenze infrarosse dgli strumenti NIRCam e MIRI del telescopio spaziale James Webb

Un articolo sottoposto a una peer review riporta i risultati della prima osservazione diretta di un esopianeta, un super-gioviano catalogato come HIP 65426 b, da parte del telescopio spaziale James Webb. Un’ampia collaborazione internazionale guidata da Sasha Hinkley, professore associato di fisica e astronomia all’Università britannica di Exeter, ha condotto osservazioni di questo gigante gassoso come parte del programma ERS (Early Release Science) di Webb. Nessun risultato rivoluzionario ma il nuovo telescopio spaziale ha osservato nuovi dettagli di un esopianeta già conosciuto confermando che può essere uno strumento prezioso per studiare esopianeti.

Immagine composita della galassia SDSS J1448+1010 vista da ALMA e Hubble (Immagine ALMA (ESO/NAOJ/NRAO), J. Spilker et al (Texas A&M), S. Dagnello (NRAO/AUI/NSF))

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta uno studio sulla galassia SDSS J1448+1010. Un team di ricercatori ha usato il radiotelescopio ALMA, il telescopio spaziale Hubble e altri strumenti per esaminarla scoprendo che al suo interno non si formano più stelle. Dopo aver analizzato le osservazioni raccolte, hanno concluso che ciò è dovuto al fatto che SDSS J1448+1010 è il frutto di una fusione galattica in cui una buona parte dell’idrogeno che forma le stelle è stata espulsa in seguito agli effetti gravitazionali subiti nel corso di quell’evento. Infatti, i ricercatori hanno scoperto quella che è stata definita una coda mareale formata dai materiali espulsi, che includono anche stelle.

La galassia M74 in una vista combinata a frequenze ottiche e infrarosse viste rispettivamente dai telescopi spaziali Hubble e Webb

L’ESA ha pubblicato immagini della galassia M74, soprannominata la Galassia Fantasma, catturate dai telescopi spaziali Hubble e James Webb con l’aggiunta di una combinazione tra di esse. Si tratta di una sinergia che sfrutta la sensibilità alle frequenze ottiche di Hubble e la sensibilità alle frequenze infrarosse di Webb. Ciò permette di apprezzare diversi dettagli di una galassia a spirale che è visibile praticamente di faccia rispetto alla Terra e quindi un eccellente oggetto di studi. Combinare osservazioni ottenute con strumenti che lavorano in bande elettromagnetiche diverse è importante e anche in questo tipo di studi Webb comincia a mostrare i grandi risultati che può offrire.