Astronomia / astrofisica

Rocce sugli asteroidi Ryugu e Bennu

Tre articoli pubblicati sulla rivista “Nature Astronomy” riportano i risultati di altrettante ricerche sugli asteroidi Ryugu e Bennu, in fase di esplorazione rispettivamente dalle sonde spaziali Hayabusa 2 della JAXA e OSIRIS-REx della NASA. I due asteroidi hanno già mostrato alcune similitudini e, in un editoriale news&views, Maria Cristina De Sanctis parla degli eventi catastrofici che possono averli generati e delle rocce chiare scoperte sulla superficie di entrambi nonostante il loro colore scuro. Eventi catastrofici sono anche l’oggetto degli altri due articoli e in quello concentrato su Bennu vengono riportati gli indizi che alcune rocce sulla sua superficie provengano da Vesta, uno degli oggetti più grandi nella fascia di asteroidi tra Marte e Giove.

Viste di Encelado

Un articolo pubblicato sulla rivista “Icarus” riporta uno studio sulla crosta ghiacciata sulla superficie di Encelado, la luna di Saturno che ha un oceano di acqua liquida sotto la crosta. Un team di ricercatori ha analizzato dati raccolti dallo strumento Visible and Infrared Mapping Spectrometer (VIMS) della sonda spaziale Cassini per ottenere la mappa agli infrarossi più dettagliata della superficie di Encelado. La mappa mostra una chiara correlazione tra emissioni infrarosse riflesse e attività geologica e in alcune aree il ghiaccio sulla superficie risulta essere recente.

Giove ed Europa visti da Hubble (Immagine NASA, ESA, A. Simon (Goddard Space Flight Center), and M. H. Wong (University of California, Berkeley) and the OPAL team.)

Nuove immagini del pianeta Giove catturate dal telescopio spaziale Hubble mostrano le gigantesche tempeste che lo attraversano, comprese una nuova nel mezzo dell’emisfero settentrionale che appare come una macchia biancastra multipla e quella che è stata definita una cugina della Grande Macchia Rossa perché è poco a sud di essa ha cambiato colore ancora una volta. Hubble ha anche catturato un’immagine di Giove assieme a Europa, una delle sue lune maggiori diventata celebre dopo la scoperta di un oceano sotterraneo di acqua liquida in cui potrebbero esserci condizioni favorevoli alla vita.

Le lune di Urano viste da Herschel

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta i risultati di una ricerca sulle cinque maggiori lune del pianeta Urano. Un team di ricercatori guidato da Örs H. Detre del Max Planck Institute for Astronomy (MPIA) di Heidelberg, in Germania, ha analizzato dati raccolti dall’Osservatorio spaziale Herschel dell’ESA usando una nuova tecnica che ha permesso di ottenere nuove informazioni dai deboli segnali ottenuti in passato per determinare le caratteristiche fisiche delle lune Titania, Oberon, Umbriel, Ariel e Miranda. I risultati indicano che esse sono simili ai pianeti nani trans-nettuniani mentre sono diverse da altre lune di Urano lasciando aperta la possibilità che siano state catturate dal pianeta dopo la loro formazione.

Concetto artistico di Venere con la molecola di fosfina nel riquadro (Immagine ESO/M. Kornmesser/L. Calçada & NASA/JPL/Caltech)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta la scoperta di fosfina nelle nubi del pianeta Venere. Un team di ricercatori guidato dall’astrofisica Jane Greaves dell’Università britannica di Cardiff, ha usato il James Clerk Maxwell Telescope (JCMT) alle Hawaii e il radiotelescopio ALMA per sondare l’atmosfera venusiana. La concentrazione di fosfina rilevata è di circa venti parti per miliardo, che possono sembrare poche ma per quanto ne sappiamo solo batteri anaerobici sono in grado di produrla in quella quantità. Per questo motivo, la fosfina è considerato una firma biologica nello studio delle atmosfere di esopianeti anche se al momento non è possibile escludere completamente che esista un processo abiotico che produca fosfina nelle condizioni dell’atmosfera di Venere.