Astronomia / astrofisica

Schema del blazar Markarian 501 e del suo getto osservati con il telescopio spaziale IXPE

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta uno studio sul blazar Markarian 501, o semplicemente MRK 501, che offre una spiegazione ai getti di particelle emessi a velocità vicine a quella della luce. Un team di ricercatori ha utilizzato il telescopio spaziale IXPE della NASA per studiare Markarian 501 e ha concluso che la spiegazione più probabile è la presenza di onde d’urto all’interno dei getti.

Markarian 501 è un blazar, un tipo di nucleo galattico attivo che emette potenti getti di particelle a velocità vicine a quella della luce. Quando uno dei suoi getti è diretto verso la Terra, questo tipo di oggetto viene chiamato blazar. Questi oggetti sono alimentati da buchi neri supermassicci circondati da dischi di materiali.

Concetto artistico dell'esopianeta WASP-39b e della sua stella (Immagine NASA, ESA, CSA, J. Olmsted (STScI))

Cinque articoli, tre dei quali accettati per la pubblicazione sulla rivista “Nature” e due ancora in fase di peer review, riportano vari aspetti di uno studio sull’esopianeta WASP-39b. Molti ricercatori hanno partecipato in diversi modi all’esame di osservazioni condotte con il telescopio spaziale James Webb concentrate in particolare sull’atmosfera di questo pianeta caldissimo. I vari strumenti di Webb hanno permesso di rilevare una serie di sostanze nell’atmosfera di WASP-39b come monossido di carbonio, sodio e potassio. Per la prima volta anidride solforosa è stata rilevata nell’atmosfera di un esopianeta e indicano che sono in atto reazioni fotochimiche.

Arp-Madore 417-391, o semplicemente AM 417-391, assieme ad altre galassie e stelle

Un’immagine catturata dallo strumento ACS del telescopio spaziale Hubble mostra Arp-Madore 417-391, o semplicemente AM 417-391, una coppia di galassie che si stanno fondendo. Fa parte del catalogo Arp-Madore, che raccoglie galassie particolarmente peculiari nel cielo meridionale. Esso include coppie di galassie interagenti a livelli che possono arrivare a una fusione proprio come AM 417-391.

Lo strumento Advanced Camera for Surveys (ACS) è ottimizzato per la caccia a galassie e ammassi galattici nell’universo antico. La coppia AM 417-391 è lontana “solamente” 670 milioni di anni luce e rappresenta un eccellente oggetto di studio per gli astronomi interessati alle fusioni galattiche.

L'ammasso galattico Abell 2744, soprannominato Ammasso di Pandora, con al centro due riquadri che mostrano le galassie GLASS-z10 (1) e GLASS-z12 (2)

Due articoli pubblicati sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riportano i risultati dell’analisi di osservazioni dell’ammasso galattico Abell 2744 e dell’area circostante con il telescopio spaziale James Webb. Due team di ricercatori guidati rispettivamente da Marco Castellano dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) di Roma e da Rohan Naidu dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics del MIT hanno esaminato in particolare due galassie lontanissime. La galassia chiamata GLASS-z12 dal secondo team potrebbe essere la più antica identificata finora perché secondo le stime risale a 350 milioni di anni dopo il Big Bang. L’altra galassia, chiamata GLASS-z10, secondo le stime risale a 450 milioni di anni dopo il Big Bang.

La stella divorata nell'evento AT 2020neh (Immagine NASA, ESA, Ryan Foley/UC Santa Cruz)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta uno studio su un cosiddetto evento di distruzione mareale, la distruzione di una stella da parte di un buco nero, in questo caso un candidato buco nero di massa intermedia. Un team di ricercatori ha catalogato l’evento come AT 2020neh e l’ha studiato usando il telescopio spaziale Hubble dopo la sua scoperta, avvenuta grazie allo Young Supernova Experiment (YSE), un’indagine condotta usando i telescopi Pan-STARRS. Buchi neri di massa intermedia sono rari, almeno per quanto ne sappiamo oggi, perciò ogni candidato scoperto può offrire nuove informazioni, anche sulla possibilità che si tratti di precursori di buchi neri supermassicci.