Telescopi

Protostelle nel Complesso di Orione

Due articoli pubblicati sulla rivista “The Astrophysical Journal” riportano lo studio di un totale di oltre 300 protostelle dotate di dischi protoplanetari nel Complesso di Orione, un insieme di nubi molecolari che costituiscono perfette culle per la nascita di nuove stelle. Un team di ricercatori guidato da John Tobin del National Radio Astronomy Observatory (NRAO) ha usato i dati raccolti dai radiotelescopi VLA e ALMA nel corso dell’indagine VLA/ALMA Nascent Disk and Multiplicity (VANDAM) per identificare le quattro protostelle più giovani nel Complesso di Orione. Un team ampliato con l’aggiunta di altri ricercatori ha indagato su 328 protostelle identificate in quelle nubi molecolari.

Concetto artistico di gioviano caldo vicino alla propria stella (Immagine cortesia University of Warwick/Mark Garlick)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta uno studio sull’esopianeta NGTS-10b, un gioviano ultracaldo il cui anno dura solo 18 ore circa. Un team di ricercatori guidato dal dottor James McCormac dell’Università britannica di Warwick ha usato dati raccolti nel corso dell’indagine NGTS per identificare NGTS-10b grazie ai suoi transiti di fronte alla sua stella. Si tratta del gioviano caldo o ultracaldo più vicino alla sua stella osservato finora, talmente vicino ad essa che in un lontano futuro potrebbe avvicinarsi al punto da essere distrutto. Ciò lo rende un interessante oggetto di studio, anche perché osservazioni condotte per diversi anni potranno misurare i cambiamenti della sua orbita per capire se davvero ha un destino segnato.

Titano (Immagine NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio dei composti chimici nell’atmosfera di Titano, la grande luna di Saturno. Takahiro Iino dell’Università di Tokyo, assieme a Hideo Sagawa della Kyoto Sangyo University e a Takashi Tsukagoshi dell’NRAO (National Astronomical Observatory of Japan) ha usato il radiotelescopio ALMA per rilevare le firme chimiche dei composti esistenti su Titano scoprendo quella dell’acetonitrile, compreso un raro isotopomero che contiene azoto-15.

Il sistema della nana bruna GJ 504 B

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” offre una spiegazione ai meccanismi di formazione di pianeti giganti gassosi e nane brune portando prove che si tratta di due meccanismi diversi. Un team di astronomi guidato da Brendan Bowler dell’Università del Texas, a Austin, ha condotto osservazioni all’Osservatorio Keck e con il telescopio Subaru, entrambi alle Hawaii, affiancate da simulazioni al computer usando il software libero / open source orbitize! per cercare di capire se vi fossero differenze orbitali che indicassero una diversa origine tra questi oggetti. La loro conclusione è che le nane brune hanno orbite decisamente più ellittiche.

NGC 4490 e NGC 4485

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta le prove che la galassia NGC 4490 ha un doppio nucleo. Un team di ricercatori guidato da Allen Lawrence della Iowa State University ha studiato dati raccolti usando vari telescopi per trovare le tracce di due diversi nuclei in NGC 4490. Uno dei due nuclei può essere visto a lunghezze d’onda ottiche, l’altro è nascosto da polveri e può essere visto solo agli infrarossi e a lunghezze d’onda radio, in grado di passare attraverso quelle polveri. Lawrence aveva visto il doppio nucleo circa sette anni fa, quand’era uno studente di astronomia anche se all’epoca aveva circa 70 anni.