Telescopi

Composizione a varie lunghezze d'onda dell'immagine dell'ammasso galattico Abell 1033 e dell'area circostante (Immagine NASA/CXC/Univ of Hamburg/F. de Gasperin et al; Optical: SDSS; Radio: NRAO/VLA)

Un articolo sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive una ricerca sull’ammasso galattico Abell 1033. Combinando dati raccolti dall’osservatorio per i raggi X Chandra della NASA, dal Westerbork Synthesis Radio Telescope nei Paesi Bassi, dal Very Large Array (VLA) e quelli dell’investigazione Sloan Digital Sky Survey (SDSS), un team di astronomi ha ricostruito la storia di una nube di elettroni al centro dell’ammasso. Essa si è riaccesa dopo una collisione cosmica e per questo è stata paragonata alla mitica fenice.

Vista ai raggi X dell'area centrale della Via Lattea (Immagine ESA/XMM-Newton/G. Ponti et al. 2015)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive una ricerca sulla regione centrale della Via Lattea. Utilizzando l’osservatorio spaziale per i raggi X XMM-Newton dell’ESA, un team di scienziati del Max Planck Institute for Extraterrestrial Physics (MPE) guidato dal dottor Gabriele Ponti ha rivelato i processi più intensi in corso al centro della galassia.

Fotografia della galassia NGC 428 scattata dal telescopio spaziale Hubble (Foto ESA/Hubble and NASA and S. Smartt (Queen's University Belfast))

Una fotografia della galassia NGC 428 scattata dal telescopio spaziale Hubble ne mostra la struttura distorta e incurvata. Assieme alle tracce di una notevole quantità di stelle in fase di formazione, è il segno della fusione tra due galassie. Per questo motivo, il suo aspetto potrebbe darci un’idea di cosa succederà fra alcuni miliardi di anni alla Via Lattea nella sua fusione con Andromeda.

Il sistema di 51 Eridani fotografato dal Gemini Planet Imager con un cerchio equivalente all'orbita di Saturno disegnato attorno alla stella (Immagine Gemini Observatory e J. Rameau (UdeM) e C. Marois NRC Herzberg)

Il pianeta 51 Eridani b è il primo scoperto usando il Gemini Planet Imager (GPI), uno strumento entrato in attività all’inizio del 2014 con il preciso scopo di individuare direttamente pianeti fuori dal sistema solare. Si tratta del più piccolo esopianeta osservato direttamente finora e le sue caratteristiche fanno pensare che assomigli a Giove quand’era molto giovane. I risultati di questa ricerca sono stati pubblicati sulla rivista “Science”.

L'aspetto di una galassia a varie lunghezze d'onda nell'indagine GAMA (Immagine ICRAR/GAMA

Un team internazionale di astronomi ha esaminato i dati relativi a oltre 200.000 galassie a diverse lunghezze d’onda elettromagnetiche. La conclusione è che in una sezione dell’universo l’energia prodotta oggi è circa la metà rispetto a due miliardi di anni fa. In sostanza, l’universo si sta spegnendo ma in realtà non c’è da preoccuparsi perché si tratta di un processo estremamente lento. Questa ricerca è stata presentata alla XXIX Assemblea Generale dell’Unione Astronomica Internazionale e verrà pubblicata sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society”.