Telescopi

La stella divorata nell'evento AT 2020neh (Immagine NASA, ESA, Ryan Foley/UC Santa Cruz)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta uno studio su un cosiddetto evento di distruzione mareale, la distruzione di una stella da parte di un buco nero, in questo caso un candidato buco nero di massa intermedia. Un team di ricercatori ha catalogato l’evento come AT 2020neh e l’ha studiato usando il telescopio spaziale Hubble dopo la sua scoperta, avvenuta grazie allo Young Supernova Experiment (YSE), un’indagine condotta usando i telescopi Pan-STARRS. Buchi neri di massa intermedia sono rari, almeno per quanto ne sappiamo oggi, perciò ogni candidato scoperto può offrire nuove informazioni, anche sulla possibilità che si tratti di precursori di buchi neri supermassicci.

La Nebulosa Cono vista dallo strumento FORS2 del VLT (Immagine ESO)

L’ESO ha pubblicato un’immagine della Nebulosa Cono catturata usando lo strumento FOcal Reducer and low dispersion Spectrograph 2 (FORS2) montato sul Very Large Telescope (VLT) come parte delle celebrazioni del 60° anniversario della creazione di quest’organizzazione per la ricerca astronomica. La convenzione per la creazione dello European Southern Observatory venne firmata il 5 ottobre 1962 e ha portato alla costruzione di telescopi all’avanguardia, anche in collaborazione con altre organizzazioni. 60 anni di astronomia vengono celebrati anche con una campagnia di osservazioni che tra le altre cose ha catturato l’immagine della Nebulosa Cono.

Un'immagine composita dell'ammasso galattico Abell 2255

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science Advances” riporta i risultati di uno studio dell’ammasso galattico Abell 2255 che per la prima volta ha rilevato un bagliore radio su una scala talmente vasta da circondare l’intero ammasso. Un team di ricercatori ha utilizzato il radiotelescopio LoFar per 18 notti su un’area con dimensioni quattro volte la Luna piena per ottenere un risultato così dettagliato. Secondo i ricercatori l’origine di quell’emissione che ha un’ampiezza di almeno 16 milioni di anni luce è legata all’energia rilasciata durante la formazione dell’ammasso.

I Pilastri della Creazione visti dallo strumento MIRI del telescopio spaziale James Webb (Immagine NASA, ESA, CSA, STScI, J. DePasquale (STScI), A. Pagan (STScI))

Una nuova immagine dei cosiddetti Pilastri della Creazione è stata pubblicata, ancora una volta catturata dal telescopio spaziale James Webb. Segue un’immagine pubblicata pochi giorni fa eppure esse mostrano un panorama che appare molto diverso per quanto riguarda lo sfondo delle strutture che hanno dato il soprannome a quest’area di formazione stellare. Ciò è dovuto al fatto che quest’immagine è stata catturata utilizzando lo strumento Mid-Infrared Instrument (MIRI), che vede nel medio infrarosso, mentre la precedente era stata catturata usando la Near-Infrared Camera (NIRCam), che vede negli infrarossi vicini. Le diverse viste offrono una combinazione di informazioni molto utile nello studio delle nubi di gas e polvere in cui ci sono stelle giovani e altre in fase di formazione.

Concetto artistico di esopianeta roccioso la cui atmosfera viene spazzata via dai brillamenti di una nana rossa

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta uno studio sull’esopianeta GJ 1252b che conclude che esso non possiede alcuna atmosfera. Un team di ricercatori ha usato in particolare dati raccolti dal telescopio spaziale Spitzer per esaminare questo pianeta roccioso che ha dimensioni circa il 20% superiori a quelle della Terra e una massa che è circa il 32% superiore a quella della Terra. GJ 1252b orbita attorno a una nana rossa e secondo i ricercatori questa stella ha spazzato via l’atmosfera di questa super-Terra. Ciò è dovuto al fatto che le nane rosse sono stelle piccole ma molto attive e conferma che potrebbe essere difficile trovare un pianeta abitabile attorno a questo tipo di stella.