Telescopi

Giove, Saturno, Urano e Nettuno visti da Hubble

Una composizione di immagini catturate dal telescopio spaziale Hubble mette assieme i pianeti giganti del sistema solare in un gran tour dei pianeti esterni. Giove, Saturno, Urano e Nettuno sono tra gli obiettivi di osservazioni periodiche in programmi come OPAL (Outer Planets Atmospheres Legacy) per tenere d’occhio i cambiamenti che avvengono nel tempo nelle loro atmosfere. Assieme ad altri strumenti, che in alcuni casi includono sonde spaziali, Hubble contribuisce in modo importante agli studi sui pianeti gassosi. Programmi come OPAL sono utili anche nello sviluppo di modelli per lo studio di esopianeti gassosi in altri sistemi stellari.

La nebulosa G035.20-0.74 (Immagine NASA, ESA, and J. Tan (Chalmers University of Technology); Processing; Gladys Kober (NASA/Catholic University of America))

La NASA ha pubblicato un’immagine catturata dal telescopio spaziale Hubble della nebulosa catalogata come G035.20-0.74, una culla di stelle nella costellazione dell’Aquila. In questo caso specifico, le stelle che nascono sono davvero massicce, le giganti blu di classe B che sono fino a cinque volte più calde del Sole. La loro formazione è tra gli oggetti di ricerca degli astronomi e all’interno di G035.20-0.74 c’è una protostella massiccia che sta emettendo getti di gas. Si tratta di un fenomeno conosciuto nelle protostelle ma è difficile da osservare in quelle così massicce, che tendono a essere circondate da quantità maggiori di polveri che le nascondono.

Un confronto tra le tre fasi dell'evoluzione degli anelli in un disco protoplanetario simulate dal supercomputer ATERUI II, in alto, e tre dischi protoplanetari osservati con il radiotelescopio ALMA, in basso

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio sui dischi protoplanetari che offre una soluzione alla rarità della scoperta di esopianeti neonati vicino agli anelli che si formano al loro interno. Un team di tre ricercatori giapponesi ha utilizzato il supercomputer ATERUI II, il più potente usato nel campo dell’astronomia, per creare simulazioni dell’evoluzione di sistemi planetari. I risultati indicano che i pianeti creano anelli durante la loro crescita ma successivamente se ne allontanano.

Le tracce radio di una potente fusione in atto tra due o più massicci gruppi di gas e galassie nell'ammasso MCXC J0352.4-7401

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” offre un compendio dei risultati dell’indagine MGCLS (MeerKAT Galaxy Cluster Legacy Survey), che riguarda 115 ammassi galattici. Un team di ricercatori guidato da Kenda Knowles dell’Università di KwaZulu-Natal, in Sud Africa, ha usato il radiotelescopio MeerKAT per un totale di circa 1.000 ore di osservazioni per ottenere immagini che sono state elaborate ed analizzate. Sono solo i primi risultati di un’indagine che può portare nuove informazioni sui processi in atto in quei 115 ammassi.

La nebulosa N44 (Immagine NASA, ESA, V. Ksoll and D. Gouliermis (Universität Heidelberg), et al.; Processing: Gladys Kober (NASA/Catholic University of America))

La NASA ha pubblicato un’immagine catturata dal telescopio spaziale Hubble di N44, una nebulosa a emissione nella Grande nube di Magellano. La sua catalogazione è dovuta al fatto che splende a causa di emissioni elettromagnetiche generate dalla ionizzazione causata dalle stelle presenti in quell’area. Una formazione davvero curiosa al suo interno è quella che è stata chiamata una superbolla, una sorta di cavità all’interno di N44 ancora senza una spiegazione certa. I venti stellari nella nebulosa non sembrano avere le caratteristiche necessarie perciò l’ipotesi maggiormente considerata è che la cavità sia stata scavata da supernove.