Buchi neri

Schema del blazar Markarian 501 e del suo getto osservati con il telescopio spaziale IXPE

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta uno studio sul blazar Markarian 501, o semplicemente MRK 501, che offre una spiegazione ai getti di particelle emessi a velocità vicine a quella della luce. Un team di ricercatori ha utilizzato il telescopio spaziale IXPE della NASA per studiare Markarian 501 e ha concluso che la spiegazione più probabile è la presenza di onde d’urto all’interno dei getti.

Markarian 501 è un blazar, un tipo di nucleo galattico attivo che emette potenti getti di particelle a velocità vicine a quella della luce. Quando uno dei suoi getti è diretto verso la Terra, questo tipo di oggetto viene chiamato blazar. Questi oggetti sono alimentati da buchi neri supermassicci circondati da dischi di materiali.

La stella divorata nell'evento AT 2020neh (Immagine NASA, ESA, Ryan Foley/UC Santa Cruz)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta uno studio su un cosiddetto evento di distruzione mareale, la distruzione di una stella da parte di un buco nero, in questo caso un candidato buco nero di massa intermedia. Un team di ricercatori ha catalogato l’evento come AT 2020neh e l’ha studiato usando il telescopio spaziale Hubble dopo la sua scoperta, avvenuta grazie allo Young Supernova Experiment (YSE), un’indagine condotta usando i telescopi Pan-STARRS. Buchi neri di massa intermedia sono rari, almeno per quanto ne sappiamo oggi, perciò ogni candidato scoperto può offrire nuove informazioni, anche sulla possibilità che si tratti di precursori di buchi neri supermassicci.

Il lampo gamma GRB221009A visto da Swift (Immagine NASA/Swift/A. Beardmore (University of Leicester)

Un lampo gamma da record è stato osservato grazie a una serie di telescopi spaziali e al suolo il 9 ottobre 2022. La rapidità del sistema di allerta globale esistente tra le organizzazioni astronomiche ha permesso di utilizzare parecchi strumenti per rilevare l’evento e le sue conseguenze nel corso dei giorni successivi. Catalogato come GRB221009A, è già stato definito il lampo gamma del secolo perché è stato molto potente anche per gli standard di questi eventi estremamente energetici. Potrebbe essere stato causato da una supernova che ha dato vita a un buco nero ma gli studi delle informazioni raccolte sono appena cominciati.

Una rappresentazione artistica del sistema VFTS 243

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta la scoperta di un probabile buco nero dormiente nella Grande Nube di Magellano, una delle galassie nane satelliti della Via Lattea. Un team di ricercatori l’ha individuato nel sistema VFTS 243 dopo un esame approfondito di un sistema binario situato nella Nebulosa Tarantola in cui era stato individuato un candidato da verificare nella ricerca di buchi neri. Sei anni di osservazioni condotte con il VLT dell’ESO hanno permesso di eliminare altre possibili spiegazioni per la natura degli oggetti studiati. Una conclusione interessante è che il buco nero scoperto è il risultato di un collasso della stella progenitrice avvenuto senza una supernova.

16 stelle dell'ammasso S

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta l’identificazione della stella con l’orbita più stretta attorno a Sagittarius A*, il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea. Un team di ricercatori l’ha catalogata come S4716 dopo averla trovata in dati raccolti nell’arco di vent’anni con l’Osservatorio Keck, il VLT e il VLTI. La stella S4716 compie un’orbita in circa 4 anni terrestri e la sua distanza da Sagittarius A* arriva a un minimo di circa 100 volte quella della Terra dal Sole. La sua scoperta, che batte il record della stella S4711, è sorprendente e aiuterà a capire meglio come le stelle in quell’area si siano formate e spostate, dato che è difficile pensare che si sia formata così vicino a un buco nero supermassiccio.