Galassie

Concetto artistico di P172+18 (Immagine ESO/M. Kornmesser)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta la scoperta del quasar con potenti emissioni radio più lontano. Un team di ricercatori guidato da Chiara Mazzucchelli, borsista dell’ESO in Cile, e da Eduardo Bañados del Max-Planck-Institut für Astronomie che include Roberto Decarli e Antonio Pensabene dell’Istituto Nazionale di Astrofisica di Bologna ha usato vari telescopi per identificare il quasar catalogato come PSO J172.3556+18.7734 e chiamato semplicemente P172+18. Questo quasar ha circa 13 miliardi di anni e ciò significa che lo vediamo com’era quando l’universo era molto giovane, meno di 800 milioni di anni dopo il Big Bang. Esso può offrire nuove informazioni sull’universo primordiale e sugli oggetti che le sue emissioni hanno attraversaro per raggiungere la Terra.

L'ammasso galattico attorno a HDF850.1

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta la scoperta dell’ammasso galattico in formazione più densamente popolato nell’universo primordiale. Un team di ricercatori ha usato lo strumento OSIRIS del Gran Telescopio Canarias (GTC) per osservare un’area attorno alla galassia HDF850.1, già ben conosciuta perché al centro di varie ricerche, scoprendo altre protogalassie. Noi vediamo quelle galassie com’erano circa 12,5 miliardi di anni fa, quando l’universo era molto giovane, perciò si tratta di una scoperta ottima per studiare la nascita e l’evoluzione delle più grandi strutture dell’universo.

Le due radiogalassie giganti viste da MeerKAT

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta la scoperta di due radiogalassie giganti in una piccola porzione di cielo, una scoperta in teoria molto poco probabile. Un team di ricercatori guidato da Jacinta Delhaize dell’Università di Cape Town, in Sud Africa, ha utilizzato dati raccolti nel corso dell’indagine MIGHTEE condotta con il radiotelescopio MeerKAT. Le radiogalassie giganti sono considerate molto rare ma forse sono molto più comuni del previsto, una possibilità che potrebbe avere un impatto sullo studio della formazione e dell’evoluzione delle galassie.

La galassia ESO 253-G003 vista dallo strumento MUSE (Immagine Michael Tucker (University of Hawai’i) and the AMUSING survey)

Un articolo in fase di revisione per essere pubblicato riporta uno studio sulla galassia ESO 253-G003 che la classifica tra quelle dotate di un nucleo galattico attivo che sta consumando una stella che orbita attorno al buco nero supermassiccio centrale. Un team di ricercatori guidato da Anna Payne dell’università delle Hawaii ha utilizzato osservazioni condotte con vari telescopi per studiare il fenomeno, catalogato come ASASSN-14ko, rilevando una serie di esplosioni cosmiche regolari che sono state interpretate come emissioni di energia legate al passaggio di una stella troppo vicino al buco nero, che a ogni orbita ne distrugge una parte.

Concetto artistico della galassia ID2299 (Immagine ESO/M. Kornmesser)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta uno studio su una galassia massiccia nell’universo lontano nella quale una fusione galattica sembra aver inibito la formazione stellare. Un team di ricarcatori guidato da Annagrazia Puglisi, ricercatrice postdoc del Centro di astronomia extragalattica della Durham University, ha usato il radiotelescopio ALMA per esaminare la galassia catalogata come ID2299 trovando un’attività di formazione stellare nelle sue regioni centrali mentre un’enorme quantità di gas è stata espulsa togliendo la possibilità di formare nuove stelle.