Galassie

Una mappa dei quattro ammassi galattici che si stanno fondendo in Abell 1758

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio su Abell 1758, un quadruplo ammasso galattico formato da due coppie che sono in diverse fasi di fusione. Un team di ricercatori ha usato l’Osservatorio per i raggi X Chandra della NASA e altri telescopi per mappare questo gigantesco insieme di galassie. Ogni coppia è formata da centinaia di galassie avvolte in enormi quantità di gas caldo e di materia oscura invisibile. Queste osservazioni accurate aiuteranno a valutare meglio quanto ci vorrà perché avvengano le fusioni nelle due coppie di ammassi, le quali in futuro si fonderanno a loro volta formando un superammasso che costituirà uno dei più massicci oggetti dell’universo.

Concetto artistico di quasar (Immagine ESO/M. Kornmesser)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta un’analisi di 48 quasar nell’universo primordiale per rilevare i deflussi di materiali che essi producono. Un team di ricercatori guidato da Manuela Bischetti dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) di Roma ha usato il radiotelescopio ALMA per riuscire a confermare per la prima volta l’esistenza comune di quei deflussi, che agiscono come potenti venti all’interno di quelle galassie primordiali interferendo pesantemente nella formazione di nuove stelle.

Due dischi che ruotano in direzioni opposte attorno al buco nero supermassiccio al centro della galassia NGC 1068

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta la scoperta di un buco nero supermassiccio al centro della galassia NGC 1068 circondato da due dischi di gas che ruotano in direzioni opposte. Un team di ricercatori guidato da Caterina Maria Violette Impellizzeri del National Radio Astronomy Observatory (NRAO) ha usato il radiotelescopio ALMA per osservare il centro di quella galassia in dettagli sufficienti a rilevare i due dischi e i relativi moti. Quella situazione non è molto stabile e nel futuro una collisione tra i due anelli potrebbe generare un abbondante pasto per il buco nero. Si tratta di un possibile meccanismo di crescita rapida per i buchi neri supermassicci.

Filamenti (in blu) che collegano le galassie (in bianco) del protoammasso SSA22 (Immagine cortesia Hideki Umehata)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” riporta la scoperta di massicci filamenti di gas tra le galassie di un protoammasso catalogato come SSA22 distante circa 12 miliardi di anni luce dalla Terra. Un team di ricercatori coordinato dal RIKEN Cluster for Pioneering Research ha usato lo spettrografo MUSE montato sul VLT in Chile e la Suprime-Cam sul telescopio Subaru per mappare quei filamenti, che si estendono per oltre 3 milioni di anni luce. Osservazioni mirate che hanno fornito ulteriori dettagli sono state condotte con il radiotelescopio ALMA e il telescopio Keck. Il gas dei filamenti può alimentare la formazione stellare e la crescita di buchi neri supermassicci nel protoammasso. L’osservazione di quei processi può fornire nuove informazioni sull’evoluzione delle galassie.

Il protoammasso z66OD con le galassie nei riquadri (Immagine cortesia NAOJ/Harikane et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta la scoperta di un protoammasso galattico risalente a circa 13 miliardi di anni fa. Un team di astronomi guidato da Yuichi Harikane del National Astronomical Observatory of Japan (NAOJ), ha usato i telescopi Subaru, Keck e Gemini per trovare un gruppo di 12 galassie primordiali tra cui una gigante soprannominata Himiko che formano un precursore degli odierni ammassi galattici catalogato come z66OD. Il suo studio aiuterà a capire meglio l’evoluzione di queste strutture cosmiche e le influenze tra le galassie che le formano, soprattutto quelle più massicce.