Galassie

L’alone galattico della Via Lattea nella mappa Pan-Starrs1 (Immagine cortesia Giuseppina Battaglia (Iac))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” descrive una ricerca su un gruppo di stelle giganti rosse situate nell’alone che circonda la Via Lattea. Un team di astronomi guidato da Giuseppina Battaglia dell’Instituto de Astrofísica de Canarias ha esaminato la composizione di un campione di 28 stelle scoprendo che la presenza di alcuni elementi chimici è ben diversa rispetto alle regioni più interne dell’alone. La conclusione è che non sono nate nella nostra galassia bensì in antiche galassie nane che sono state assorbite dalla Via Lattea.

El Gordo (Immagine ESA/Hubble & NASA, RELICS)

Una fotografia dell’ammasso galattico ACT-CL J0102-4915 catturata dal telescopio spaziale Hubble fornisce una piccola idea della vastità di quest’insieme di galassie che ha una massa complessiva stimata in 3 milioni di miliardi di volte quella del Sole. Per questo motivo è stato soprannominato “El Gordo”, che in spagnolo significa “il ciccione”. Emette raggi X in modo intenso e questo è un altro motivo di interesse per gli astronomi che ha portato a osservarlo scoprendo che in realtà è formato da due ammassi galattici più piccoli (o meno enormi…) che si sono scontrati.

La galassia UGC 6093 (Immagine ESA/Hubble & NASA)

Una fotografia della galassia UGC 6093 scattata dal telescopio spaziale Hubble ne mostra alcune delle sue interessanti caratteristiche. Si tratta di una galassia a spirale barrata, ha un nucleo galattico attivo alimentato da un buco nero supermassiccio al suo centro e agisce come un megamaser, cioè un maser astronomico che emette microonde con un’intensità circa cento milioni di volte maggiore di quella dei maser astronomici trovati in galassie come la Via Lattea.

Centaurus A

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive una ricerca sull’influenza dei buchi neri supermassicci sulla formazione stellare nelle grandi galassie. Un team di ricercatori ha analizzato quel meccanismo di feedback concludendo che c’è una correlazione tra la massa di quei buchi neri e l’effetto di inibizione della formazione di nuove stelle.

L'ammasso galattico RCS2 J2327 (Immagine ESO & ESA/Hubble & NASA)

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” descrive una ricerca sull’ammasso galattico RCS2 J2327-0204, o semplicemente RCS2 J2327. Un team di ricercatori ha combinato osservazioni effettuate con lo strumento HAWK-I installato sul VLT (Very Large Telescope) e con lo strumento ACS del telescopio spaziale Hubble per misurare le distorsioni causate dagli effetti di lente gravitazionale dell’ammasso stimando la sua massa in circa 2 milioni di miliardi di volte quella del Sole.