Pianeti

Grafico delle osservazioni combinate di Giove

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Supplement Series” riporta i risultati di una serie di osservazioni combinate del pianeta Giove. Un team di ricercatori guidato da Michael Wong dell’Università della California a Berkeley ha usato dati raccolti dal telescopio spaziale Hubble, dall’Osservatorio Gemini alle Hawaii e dalla sonda spaziale Juno della NASA per ottenere un quadro più ampio di vari fenomeni in atto nell’atmosfera di Giove. Le tempeste includono la Grande Macchia Rossa, che le osservazioni combinate aiutano a capire meglio.

Particolare geologico di Hellas Planitia (Immagine NASA JPL-Caltech UoA Matt Balme & William McMahon)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Communications” riporta le prove dell’esistenza di un fiume di dimensioni paragonabili a quelle del Po nell’area di Izola mensa, un affioramento all’interno del grande bacino di Hellas Planitia sul pianeta Marte. Un team di ricercatori guidato dal dottor Francesco Salese e dal dottor William McMahon ha esaminato immagini ad alta risoluzione catturate dalla sonda spaziale Mars Reconnaissance Orbiter (MRO) della NASA per individuare le tracce di un’area in cui circa 3,7 miliardi di anni fa c’era un grande fiume. Le condizioni ambientali dovevano essere favorevoli a un flusso d’acqua costante per un lungo periodo con un ciclo idrologico, l’ennesima conferma che all’epoca il pianeta rosso era simile alla Terra.

I 15 dischi protoplanetari fotografati dal VLTI

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta il primo caso di osservazioni ad alta risoluzione agli infrarossi delle aree interne di 15 dischi protoplanetari compiute combinando i quattro telescopi dell’interferometro del VLT dell’ESO in Cile. Un team di ricercatori guidato da Jacques Kluska, della Katholieke Universiteit Leuven, in Belgio, ha usato lo strumento PIONIER per ottenere questo risultato, che mostra anche tracce di formazione planetaria. Questo tipo di osservazione offre nuove informazioni su questo processo.

Concetto artistico dell'esopianeta Kepler-1649c e della sua stella (Immagine NASA/Ames Research Center/Daniel Rutter)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta la scoperta dell’esopianeta Kepler-1649c, che ha dimensioni molto simili a quelle della Terra e orbita nell’area abitabile del suo sistema. Un team di ricercatori guidato da Andrew Vanderburg dell’Università del Texas a Austin ha rianalizzato dati raccolti dal telescopio spaziale Kepler della NASA e successivamente analizzati tramite un software apposito. Un solo esopianeta era stato inizialmente confermato in quel sistema mentre un altro candidato era stato scartato. La verifica umana ha portato invece alla conferma del pianeta che è stato catalogato come Kepler-1649c. Le caratteristiche orbitali dei due pianeti suggeriscono la possibilità che ne esista un terzo, anche se per ora i ricercatori non sono riusciti a trovarne tracce.

Nana bruna e Giove

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” riporta la prima misurazione dei venti che soffiano nell’atmosfera della nana bruna catalogata come 2MASS J10475385+2124234. Un team di ricercatori guidato da Katelyn Allers della Bucknell University ha combinato osservazioni condotte con il Very Large Array (VLA) e il telescopio spaziale Spitzer della NASA per ottenere questo risultato. Il metodo è già stato utilizzato per pianeti come Giove perciò la novità è la sua estensione a una nana bruna e potrebbe riguardare anche esopianeti gassosi.