Pianeti

Il sistema della nana bruna GJ 504 B

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” offre una spiegazione ai meccanismi di formazione di pianeti giganti gassosi e nane brune portando prove che si tratta di due meccanismi diversi. Un team di astronomi guidato da Brendan Bowler dell’Università del Texas, a Austin, ha condotto osservazioni all’Osservatorio Keck e con il telescopio Subaru, entrambi alle Hawaii, affiancate da simulazioni al computer usando il software libero / open source orbitize! per cercare di capire se vi fossero differenze orbitali che indicassero una diversa origine tra questi oggetti. La loro conclusione è che le nane brune hanno orbite decisamente più ellittiche.

Plutone

Un articolo pubblicato sulla rivista “Journal of Geophysical Research” riporta uno studio sul pianeta nano Plutone e in particolare sulla regione a forma di cuore chiamata Tombaugh Regio e sulla sua influenza sulla circolazione atmosferica a livello globale. Un team di ricercatori coordinato dall’Ames Research Center della NASA ha usato dati raccolti dalla sonda spaziale New Horizons per studiare in particolare la circolazione dell’azoto e il suo ciclo paragonato in modo appropriato al battito di un cuore. Si tratta di un’altra conferma che Plutone è un piccolo mondo attivo nonostante le piccole dimensioni e l’atmosfera tenue.

Concetto artistico dell'esopianeta KELT-9b (Immagine NASA/JPL-Caltech)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta uno studio dell’esopianeta KELT-9b con prove che le condizioni sono talmente estreme da arrivare a spezzare le molecole di idrogeno. Un team di ricercatori guidato da Megan Mansfield dell’Università di Chicago ha usato il telescopio spaziale Spitzer della NASA per trovare le prove che KELT-9b è un esempio estremo anche nella classe dei pianeti gioviani caldi per le condizioni esistenti sulla sua superficie. Non per nulla si tratta del pianeta più caldo conosciuto e sul lato diurno le molecole di idrogeno vengono spezzate per poi ricomporsi quando gli atomi si spostano sul lato notturno.

concetto artistico del sistema di GJ180 (Immagine cortesia Robin Dienel, Carnegie Institution for Science)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Supplement Series” riporta l’identificazione di cinque nuovi esopianeti, la rilevazione di otto candidati esopianeti che andranno verificati e la conferma di tre esopianeti rilevati in precedenza ma non ancora confermati. Un team di astronomi guidato da Fabo Feng e Paul Butler della Carnegie Institution for Science ha selezionato e rianalizzato dati accumulati nell’indagine condotta con lo strumento UVES montato sul VLT dell’ESO usando altri strumenti di verifica. Due dei nuovi esopianeti sono super-Terre nella zona abitabile del loro sistema, le prime di questo tipo che orbitano attorno a nane rosse a non essere in rotazione sincrona, un fattore positivo perché avere sempre giorno su una faccia e sempre notte sull’altra genera temperature estreme che abbassano le probabilità che vi nasca la vita.

Nuove conferme che il fosforo è stato portato sulla Terra da comete

Un articolo in pubblicazione sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta uno studio che traccia il viaggio del fosforo dalla formazione nelle stelle fino alle comete. Un team di ricercatori guidato da Víctor Rivilla dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) ha usato il radiotelescopio ALMA e dati raccolti dallo strumento ROSINA della sonda spaziale Rosetta dell’ESA sulla cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko per capire dove il fosforo si formi e come le comete possano averlo portato sulla Terra, dove è indispensabile per le forme di vita.