Pianeti

L'esopianeta TOI 700 d è il primo scoperto dal telescopio spaziale TESS nella zona abitabile del suo sistema

Tre articoli sottoposti per la pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal” riportano vari aspetti di uno studio del sistema di TOI 700 e della scoperta di tre esopianeti grazie alle osservazioni compiute dal telescopio spaziale TESS della NASA. Parecchi ricercatori tra i quali gli italiani Giovanni Covone e Luca Cacciapuoti del Dipartimento di fisica dell’Università di Napoli Federico II, e Mario Di Sora, Giovanni Isopi e Franco Mallia dell’Osservatorio astronomico amatoriale di Campo Catino, in provincia di Frosinone, hanno collaborato per confermare l’esistenza dei tre esopianeti e per studiarne le caratteristiche, in particolare TOI 700 d, il più esterno e l’unico dei tre a orbitare nella zona abitabile del suo sistema. La sua esistenza è stata confermata anche usando il telescopio spaziale Spitizer facendone il primo esopianeta roccioso scoperto da TESS nella zona abitabile.

Concetto artistico di pianeta sub-nettuniano (Immagine NASA/ESA/G. Bacon (STScI)/L. Kreidberg & J. Bean (U. Chicago)/H. Knutson (Caltech) )

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” offre una spiegazione all’abbondanza di pianeti di tipo sub-nettuniano scoperta rispetto ai giganti gassosi. Un team di ricercatori guidato da Edwin Kite dell’Università di Chicago ha studiato le caratteristiche di questi pianeti offrendo come spiegazione quella che hanno chiamato crisi di fugacità in riferimento al termine che misura quanto più facilmente un gas si dissolve in una miscela di quanto ci si aspetterebbe in base alla pressione. Nel caso dei pianeti sub-nettuniani, i gas nella loro atmosfera si dissolvono nell’oceano di magma che probabilmente ricopre la superficie del loro nucleo roccioso.

Gli "esopianeti di zucchero filato" del sistema di Kepler 51 studiati con il telescopio spaziale Hubble

Un articolo che verrà pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” riporta uno studio su tre esopianeti gassosi scoperti nel sistema di Kepler 51 appartenenti a un raro tipo che ha una densità molto bassa anche per gli standard di questi pianeti. Un team di ricercatori guidato da Jessica Libby-Roberts, una studentessa dell’Università del Colorado a Boulder, ha usato il telescopio spaziale Hubble per studiare quei tre esopianeti confermando la loro densità così bassa da meritare soprannomi come “pianeti di zucchero filato” o “super-gonfio” (super puff). Questo studio suggerisce che stanno rapidamente perdendo massa perciò nel lontano futuro potrebbero trasformarsi in mini-Nettuno, una categoria molto più comune.

Un nuovo ciclone scoperto al polo sud del pianeta Giove

Un nuovo ciclone è stato scoperto al polo sud del pianeta Giove dalla sonda spaziale Juno della NASA. In particolare, è stato lo strumento JIRAM a catturare le prime immagini in cui si vede che la configurazione dei cicloni esistenti in quell’area è cambiata da un pentagono di cicloni che ne circonda uno centrale a un esagono, sempre attorno a uno centrale. Il nuovo ciclone sembra piccolo rispetto a quelli già esistenti ma la sua superficie è paragonabile a quella del Texas. Questa scoperta è stata compiuta durante un passaggio ravvicinato a Giove che segue una manovra necessaria a evitare che Juno finisse nell’ombra del pianeta per 12 ore. Senza essere alimentata dai pannelli solari, le sue batterie si sarebbero scaricate completamente e la sua temperatura sarebbe scesa a livelli letali.

Frammento del meteorite Muonionalusta

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta un’analisi della composizione isotopica di sei gruppi di meteoriti ferrose i cui risultati offrono prove che una parte dei materiali che ha formato il pianeta Terra proveniva da stelle giganti rosse. Mattias Ek dell’università di Bristol, Alison C. Hunt, Maria Lugaro e Maria Schönbächler hanno esaminato in particolare la composizione isotopica del palladio trovando che alcune polveri hanno una composizione che può essere prodotta solo dalle reazioni nucleari che avvengono nelle regioni interne di giganti rosse. Ciò offre una spiegazione della maggior presenza di quel tipo di polveri sulla Terra che su Marte o negli asteroidi.