Stelle

Rappresentazione artistica di varie stelle con le dimensioni in scala e i colori che vediamo oggi

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta uno studio sulla storia delle osservazioni di Betelgeuse che conclude che 2.000 anni fa questa stella era di colore giallo e non rosso. Un team di ricercatori guidato dal professor Ralph Neuhäuser dell’Università tedesca di Jena ha esaminato antichi documenti astronomici che riportano osservazioni condotte in varie parti del mondo in cui Betelgeuse viene descritta in modo ben diverso da come appare oggi. La conclusione è che è entrata nella fase di gigante rossa solo da poco in termini astronomici. Ricostruire la storia di questa stella offre informazioni sulla sua evoluzione che aiutano a predire i suoi cambiamenti futuri.

Immagine composita della galassia SDSS J1448+1010 vista da ALMA e Hubble (Immagine ALMA (ESO/NAOJ/NRAO), J. Spilker et al (Texas A&M), S. Dagnello (NRAO/AUI/NSF))

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta uno studio sulla galassia SDSS J1448+1010. Un team di ricercatori ha usato il radiotelescopio ALMA, il telescopio spaziale Hubble e altri strumenti per esaminarla scoprendo che al suo interno non si formano più stelle. Dopo aver analizzato le osservazioni raccolte, hanno concluso che ciò è dovuto al fatto che SDSS J1448+1010 è il frutto di una fusione galattica in cui una buona parte dell’idrogeno che forma le stelle è stata espulsa in seguito agli effetti gravitazionali subiti nel corso di quell’evento. Infatti, i ricercatori hanno scoperto quella che è stata definita una coda mareale formata dai materiali espulsi, che includono anche stelle.

La galassia nana NGC 1156 vista da Hubble (Immagine ESA/Hubble & NASA, R. B. Tully, R. Jansen, R. Windhorst)

Un’immagine catturata dal telescopio spaziale Hubble ritrae la galassia nana NGC 1156, un oggetto davvero unico perché si tratta di una galassia nana irregolare che ha varie caratteristiche che appartengono a diverse classi di galassie. Tipicamente, le galassie fuori dal normale sono il frutto di interazioni o di fusioni, le quali a volte sono ancora in atto e offrono la possibilità di vedere le forme delle galassie originali. NGC 1156 è tra le altre cose una galassia isolata e ciò significa che non ci sono altre galassie nelle vicinanze che possano influenzarne la forma con una forza di gravità molto superiore.

Al centro le stelle R136a1, R136a2 e R136a3 viste dallo strumento Zorro alla luce visibile

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio sulla stella R136a1, forse la più massiccia conosciuta. Un team di ricercatori ha spinto ai suoi limiti lo strumento Zorro montato sul telescopio Gemini Sud per osservare R136a1, o RMC 136a1. I risultati suggeriscono che sia meno massiccia rispetto alle stime precedenti, che arrivavano anche a oltre 300 volte la massa del Sole. Rimane un colosso dato che la nuova stima ha un picco di probabilità a 196 volte la massa del Sole. Anche due “sorelle” potrebbero essere meno massicce di quanto stimato in precedenza dato che questo studio stima la massa della stella R136a2 a circa 151 volte quella del Sole e la massa della stella R136a3 a circa 155 volte quella del Sole. Capire meglio queste stelle così enormi aiuta a prevedere meglio la loro fine e gli elementi chimici che verranno creato in quella fase.

Concetto artistico di pianeta simile a Nettuno che orbita attorno a una stella di classe A (Immagine cortesia Steven Giacalone, UC Berkeley)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta uno studio sull’esopianeta HD 56414 b, un nettuniano caldo scoperto in orbita attorno a una stella di classe A che ha una massa quasi doppia rispetto a quella del Sole. Un team di ricercatori ha usato rilevazioni condotte dal telescopio spaziale TESS della NASA per trovare un candidato esopianeta successivamente verificato grazie a osservazioni mirate condotte con altri strumenti. Si tratta di una rara combinazione dato che di solito queste stelle massicce hanno pianeti giganti come Giove o perfino più massicci.